Proseguono con intensità gli scontri armati al confine tra Thailandia e Cambogia, che da giorni sono teatro di violenze crescenti. Secondo le ultime notizie, il bilancio aggiornato parla di almeno dodici morti, tra cui civili e militari, e decine di migliaia di sfollati. La situazione resta estremamente tesa lungo la linea di confine, teatro di una disputa storica che dura da oltre un secolo.
Violenti scontri e bombardamenti al confine tra Thailandia e Cambogia
Gli ultimi combattimenti si sono concentrati nella zona del tempio indù Khmer Ta Muen Thom, situato tra la provincia thailandese di Surin e quella cambogiana di Oddar Meanchey. Le forze cambogiane hanno lanciato attacchi con artiglieria e missili contro comunità thailandesi, causando almeno sei morti civili a Ban Phue, nella provincia di Sisaket, dove un attacco a un minimarket in una stazione di servizio ha provocato sei vittime e quattordici feriti.
Altre due persone sono rimaste uccise nel villaggio di Kab Choeng, sempre in Thailandia, colpito dai bombardamenti. Bangkok denuncia “attacchi mirati ai civili” da parte delle truppe cambogiane e ha disposto la chiusura totale del confine, ordinando l’evacuazione di circa 40.000 abitanti di 86 villaggi verso zone più sicure.
L’esercito thailandese ha confermato la perdita di tre soldati negli scontri, con altri due soldati deceduti il 9 dicembre, portando così il totale dei militari thailandesi caduti a cinque. Da parte cambogiana, le autorità parlano di sette civili uccisi a causa dei bombardamenti thailandesi.
Tensioni diplomatiche e appelli internazionali
Il primo ministro cambogiano Hun Manet ha scritto una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo una “riunione urgente” per affrontare quella che definisce una “grave aggressione militare non provocata” da parte della Thailandia, ritenuta responsabile dell’escalation. Il ministero degli Esteri cambogiano accusa le forze thailandesi di aver violato la sovranità territoriale e di aver aperto il fuoco contro le posizioni cambogiane.
Bangkok, dal canto suo, sostiene che è stata Phnom Penh a iniziare le ostilità, evidenziando come l’esercito cambogiano abbia sparato verso il fianco orientale del tempio di Prasat Ta Muen Thom, anche con l’uso di un drone.
La Cina, importante attore regionale con buoni rapporti con entrambi i Paesi, ha espresso preoccupazione per la situazione e invitato i propri cittadini a evitare le aree di confine. Inoltre, ha esortato Thailandia e Cambogia a scegliere il dialogo e a evitare ulteriori violenze.
Le tensioni tra i due Paesi si trascinano da oltre un secolo, con la disputa sulla demarcazione di un confine di circa 800 chilometri che risale all’epoca dell’Indocina francese. La crisi attuale è la più grave dallo scoppio degli scontri per il tempio di Preah Vihear tra il 2008 e il 2011, che causarono almeno 28 morti e decine di migliaia di sfollati. Nel 2013 una sentenza della Corte internazionale di giustizia ha confermato la sovranità cambogiana sull’area del tempio, ma le tensioni restano altissime.
Mentre la situazione militare continua a evolversi, restano al momento confermate le evacuazioni e le chiusure di confine, con entrambe le parti che si accusano reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco e di aver innescato la nuova ondata di violenza.






