Minneapolis, 24 gennaio 2026 – La tensione a Minneapolis rimane altissima dopo l’omicidio di Renee Nicole Good, poetessa di 37 anni, uccisa da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante un’operazione anti-immigrazione. La città, epicentro di proteste e scontri, è teatro di uno scontro politico e sociale senza precedenti, con migliaia di persone in piazza e una presenza federale che ha raggiunto livelli record.
Sciopero generale contro l’ICE (e Trump) a Minneapolis
C’è stato uno sciopero generale contro l’Ice e migliaia di persone hanno marciato per le strade gelate di Minneapolis, dopo che negli ultimi giorni agenti dell’immigrazione hanno ucciso una donna di 37 anni, arrestato bambini e umiliato un anziano trascinandolo seminudo nella neve. La città del Minnesota, oggetto degli attacchi dell’amministrazione Trump contro gli immigrati irregolari, ha vissuto una giornata di mobilitazione contro gli abusi degli agenti federali, l’ultimo dei quali è stato l’arresto di una bambina ecuadoregna di 2 anni, Chloe, fermata con il padre mentre tornava a casa dal supermercato; un giudice ha ordinato il suo rilascio con un provvedimento d’urgenza.
Nel corso della protesta, scuole, negozi, supermercati, bar, ristoranti, officine e laboratori sono rimasti chiusi. “Arriva un momento in cui bisogna schierarsi e questo è arrivato“, ha detto Alison Kirwin rilasciando un’intervista a Repubblica, proprietaria di un ristorante. Una marcia, partita dal centro di Minneapolis con temperature di circa -23 gradi, si è diretta verso l’ingresso di un punto vendita della catena Target, dove poche settimane prima si era svolto un raid dell’Ice. I manifestanti, con cartelli con la scritta “Ice Out”, hanno chiesto agli agenti federali di andarsene.

Minneapolis, l’uccisione di Renee Good e le conseguenze sociali
Renee Good è stata mortalmente ferita da tre colpi di pistola alla testa mentre era alla guida del suo SUV. Secondo l’ICE, la donna avrebbe ignorato l’ordine di fermarsi, mettendo la marcia indietro e tentando di allontanarsi, azione interpretata dagli agenti come un tentativo di investire i presenti. Questa versione è stata però contestata dal sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che ha definito la sparatoria “totalmente evitabile”. Al momento dell’intervento, il personale dei vigili del fuoco ha prestato immediati soccorsi, ma Renee è deceduta in ospedale.
Il caso ha scatenato proteste non solo a Minneapolis, ma anche in altre città come New York, dove migliaia di manifestanti hanno marciato contro le politiche dell’ICE. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha parlato di un clima di “occupazione militare” in città, denunciando il dispiegamento di circa 3.000 agenti federali contro una polizia locale di 600 unità. Walz ha inoltre chiesto la fine di questa “occupazione” che, a suo dire, viola i diritti dei cittadini e genera violenze indiscriminate.

Le ripercussioni politiche e legali
Il presidente Donald Trump, nel suo secondo mandato iniziato nel 2025, ha difeso apertamente l’operato dell’ICE e minacciato di invocare l’Insurrection Act per schierare l’esercito in Minnesota qualora le autorità locali non collaborassero per far rispettare la legge. La Casa Bianca ha accusato i leader locali di aver scelto la disobbedienza e di aver incoraggiato un clima ostile agli agenti federali.
Di fronte alle crescenti tensioni, lo Stato del Minnesota e le città di Minneapolis e St. Paul hanno avviato una causa legale contro l’amministrazione Trump, definendo la massiccia presenza dell’ICE un’“invasione federale” che viola il Decimo Emendamento e interferisce con le competenze statali.
In parallelo, un’inchiesta ha rivelato che un errore nell’uso dell’intelligenza artificiale ha portato all’impiego sul campo di agenti ICE non adeguatamente formati, alimentando ulteriormente le critiche sulle modalità delle operazioni.
Il dibattito pubblico e la reazione dell’opinione
Il caso di Renee Good ha acceso un acceso dibattito negli ambienti politici e sociali degli Stati Uniti. Kamala Harris, ex vicepresidente e candidata democratica sconfitta da Trump nel 2024, ha definito la versione ufficiale dell’amministrazione come “gaslighting”, denunciando una manipolazione della realtà a danno dell’opinione pubblica.
Sui social e nei principali eventi pubblici, attori e personaggi famosi hanno mostrato solidarietà alle vittime delle azioni dell’ICE, indossando spillette con slogan come “Be Good” e “ICE Out”. Al contempo, le morti in custodia dell’agenzia federale, tre solo nel gennaio 2026, hanno intensificato le proteste contro le condizioni di detenzione e le politiche migratorie restrittive.
Il sindaco Frey e il governatore Walz continuano a chiedere un dialogo costruttivo e la cessazione di operazioni che definiscono “militarizzate” e controproducenti, mentre l’amministrazione federale ribadisce la legittimità delle azioni di contrasto all’immigrazione irregolare.
Minneapolis, con la sua storia di tensioni razziali e sociali, si conferma così un crocevia politico e simbolico di un’America divisa, dove il tema dell’immigrazione rimane un nodo irrisolto e fonte di conflitti che coinvolgono istituzioni, comunità e opinione pubblica.






