Roma, 9 aprile 2026 – Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha risposto con fermezza all’alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, in merito all’operazione militare condotta dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) in Libano. Sa’ar ha definito l’azione come la più precisa mai effettuata, sottolineando che la stragrande maggioranza delle vittime erano terroristi di Hezbollah.
Saar: “Operazione militare di precisione basata su intelligence”
Su X, il ministro ha evidenziato che l’attacco di ieri in Libano è stato mirato con estrema precisione, colpendo decine di obiettivi terroristici tra cui centri di comando di Hezbollah presidiati da terroristi, depositi di armi e siti di lancio. “Nessun altro esercito al mondo è in grado di colpire con tale precisione e con un numero minimo di vittime civili”, ha scritto Saar, rivolgendosi direttamente a Kallas. L’azione, ha aggiunto, è stata basata su informazioni di intelligence e rappresenta un modello di operazione bellica senza precedenti nella storia recente.
Scontro verbale con Kaja Kallas: “Posizione simile a quella del regime iraniano”
Il ministro ha poi replicato alle richieste di Kallas di estendere il cessate il fuoco anche al Libano, definendole “la stessa posizione del regime terroristico iraniano”. Saar ha affermato che il Libano è ormai sotto occupazione iraniana, sia de facto che de jure, e ha ribadito che Hezbollah ha lanciato indiscriminatamente circa 6.500 missili, razzi e droni contro Israele dall’inizio degli attacchi lo scorso 2 marzo. Ha inoltre criticato l’inerzia del governo libanese nel disarmare Hezbollah, nonostante gli impegni presi nel cessate il fuoco del novembre 2024, sottolineando che alcuni ministri di Hezbollah siedono ancora nel governo di Beirut.
Queste dichiarazioni si inseriscono in un quadro di tensione diplomatica in cui Israele continua a condurre operazioni militari mirate contro gruppi considerati terroristici, mentre l’Unione Europea, con Kaja Kallas in prima linea, spinge per un’estensione del cessate il fuoco e per un approccio più ampio alla stabilità regionale. Il confronto tra le posizioni israeliane e quelle europee riflette le difficoltà nel trovare un terreno comune su un conflitto che coinvolge molteplici attori e interessi geopolitici.






