Tel Aviv, 2 febbraio 2026 – È iniziata la riapertura parziale e sperimentale del valico di Rafah, unico passaggio tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, chiuso da maggio 2024 a causa della guerra con Hamas. La decisione è stata presa nell’ambito di un piano operativo concordato da Israele, Egitto e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che coordina le procedure per il transito di persone bisognose di cure mediche urgenti.
Apertura del valico di Rafah: numeri e modalità
Secondo il piano operativo, circa 150 persone al giorno dovrebbero lasciare Gaza attraverso il valico di Rafah per raggiungere l’Egitto, mentre 50 farebbero il percorso opposto. La riapertura è stata disposta in coordinamento con l’Egitto e sotto la supervisione della delegazione dell’Unione Europea, che monitora il lato palestinese della frontiera. Il passaggio sarà consentito solo ai residenti della Striscia di Gaza con preventiva autorizzazione di sicurezza da parte israeliana, privilegiando malati e feriti con relative scorte. Attualmente, però, il ministero della Salute palestinese ha precisato che la partenza di malati e feriti avverrà ancora attraverso il valico di Kerem Shalom e non tramite Rafah.
La Mezzaluna Rossa egiziana fornisce assistenza nei centri umanitari del valico, offrendo supporto psicologico, sedie a rotelle e accompagnamento a persone anziane, malate e ferite. Recentemente, circa 150 feriti palestinesi sono stati trasferiti dall’ospedale della Mezzaluna Rossa a Gaza attraverso Kerem Shalom, che consente l’uscita sia verso Israele sia verso l’Egitto.
Contesto attuale e criticità
La riapertura del valico di Rafah arriva in un momento ancora segnato da tensioni militari, con nuove ondate di raid israeliani nella Striscia di Gaza che hanno causato decine di vittime civili, inclusi bambini. Israele ha dichiarato di aver colpito infrastrutture di Hamas e della Jihad islamica in risposta a violazioni del cessate il fuoco nell’area di Rafah.
Parallelamente, Israele ha annunciato la sospensione delle attività di Medici senza frontiere a Gaza, a causa del mancato invio degli elenchi del personale palestinese, requisito imposto da Tel Aviv per tutte le organizzazioni operanti nel territorio.
La riapertura del valico di Rafah, chiuso per oltre sette mesi, rappresenta un passo importante per alleviare la crisi umanitaria nella Striscia, soprattutto per i malati e feriti che necessitano di cure fuori dall’enclave, e per una popolazione che continua a vivere in condizioni estremamente difficili nonostante la tregua sottoscritta lo scorso ottobre. Secondo stime egiziane, il valico potrà gestire circa 200 persone al giorno, con un flusso regolato e sotto stretto controllo di sicurezza.





