Washington, 16 gennaio 2026 – Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià d’Iran, ha rilasciato oggi una dichiarazione significativa durante una conferenza stampa a Washington, confermando la sua intenzione di tornare nel Paese e di guidare la transizione democratica dopo la caduta della Repubblica islamica. “Tornerò in Iran, sono l’unico che può garantire la transizione“, ha affermato, sottolineando come il suo nome venga invocato dai manifestanti che da settimane protestano contro il regime degli ayatollah.
La situazione in Iran e l’appello alla comunità internazionale
Le proteste anti-regime, scatenate il 28 dicembre scorso a seguito della svalutazione della moneta locale, continuano nonostante una repressione durissima che, secondo l’agenzia Hrana, ha causato almeno 2.677 morti, con altre fonti che parlano di cifre molto più alte. Reza Pahlavi ha esortato la comunità internazionale ad aumentare le pressioni politiche, economiche e militari su Teheran per sostenere il popolo iraniano, che, ha detto, sta agendo in modo decisivo sul terreno. Ha inoltre rivelato che ampie sezioni dell’esercito e delle forze di sicurezza iraniane gli avrebbero sussurrato la loro lealtà, posizionandolo come figura chiave per garantire una transizione stabile del Paese.
Nel frattempo, la Casa Bianca ha reso noto che l’Iran ha sospeso 800 esecuzioni programmate sotto la pressione internazionale, ma ha ribadito che tutte le opzioni, inclusa quella militare, restano sul tavolo in caso di ulteriori violenze.

Il progetto di transizione di Reza Pahlavi
Reza Pahlavi ha illustrato un piano dettagliato, l’Iran Prosperity Project, volto a garantire la continuità dei servizi essenziali e la stabilizzazione politica ed economica nei primi sei mesi dopo la fine del regime attuale. Il progetto prevede un percorso che include un processo costituzionale e elezioni nazionali libere, con l’obiettivo di sbloccare il potenziale economico dell’Iran e reinserirlo nella comunità internazionale.
Pur essendo ritenuto un punto di riferimento dai manifestanti, Pahlavi ha precisato che non intende imporre un ritorno alla monarchia ma sarà imparziale nel processo democratico, lasciando al popolo iraniano la decisione sul futuro assetto politico del Paese.
La sua figura emerge dunque come un elemento centrale nell’attuale crisi iraniana, mentre la comunità internazionale continua a monitorare con attenzione l’evolversi della situazione tra appelli di sostegno ai civili e timori di un’escalation militare nella regione.






