Londra, 23 febbraio 2026 – Il governo britannico guidato dal primo ministro Keir Starmer mantiene una posizione di massima prudenza e pragmatismo in risposta ai nuovi dazi del 15% annunciati dal presidente americano Donald Trump. Questi dazi, derivanti da una sentenza della Corte Suprema Usa che ha invalidato una normativa chiave per la politica tariffaria statunitense, rischiano di avere un impatto significativo sulle esportazioni britanniche.
La posizione del Governo britannico sui dazi
Un portavoce di Downing Street ha ribadito oggi che il Regno Unito “non toglie alcuna opzione dal tavolo” per rispondere alle nuove tariffe imposte dagli Stati Uniti. La strategia del governo Starmer è stata definita “pragmatica”, con l’intenzione di mantenere un dialogo costruttivo con Washington. Il portavoce ha sottolineato che “le imprese non vogliono una guerra commerciale, né un’escalation della situazione da alcuna delle due parti”, evidenziando l’obiettivo di “mantenere un vantaggio competitivo per il Regno Unito nelle relazioni commerciali con un alleato chiave come gli Stati Uniti”.
La British Chambers of Commerce ha denunciato l’effetto pesante che i dazi avranno su molteplici settori dell’economia britannica, con analisti che prevedono conseguenze più gravi per il Regno rispetto ad altri paesi, anche alla luce del precedente trattamento di favore concesso da Trump a Starmer.
Scenario globale e reazioni internazionali
A livello europeo, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato al forum Confindustria/Medef di Roma che la priorità è stabilizzare le relazioni commerciali con gli Stati Uniti, pur riconoscendo che “il rapporto con gli Usa potrebbe non tornare a quello di una volta”. Von der Leyen ha inoltre evidenziato l’importanza di diversificare i partner commerciali dell’Unione, dato che l’80% del commercio europeo avviene con paesi diversi dagli Stati Uniti.
Nel frattempo, la Cina ha criticato i dazi definiti “arbitrari” da Trump, sottolineando che tali misure “non servono agli interessi di nessuno” e condannando l’uso eccessivo del concetto di sicurezza nazionale per giustificare le tariffe.
Sul fronte americano, il presidente Trump, dopo aver annunciato ulteriori dazi, ha lasciato aperta la possibilità di negoziati, mentre il segretario al Tesoro Usa ha dichiarato che il presidente è “pronto a negoziare”, auspicando una riduzione progressiva delle tariffe attraverso il dialogo.
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