Mosca, 19 dicembre 2025 – Nel corso della sua tradizionale conferenza stampa di fine anno, il presidente russo Vladimir Putin ha definito il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky un attore di talento, riconoscendo implicitamente le capacità comunicative del leader ucraino, che in passato aveva intrapreso proprio la carriera artistica.
Le dichiarazioni di Putin su Zelensky e Kupyansk
Durante la conferenza, Putin ha commentato anche l’episodio di Kupyansk, una cittadina nella regione ucraina di Kharkiv teatro di contese tra le forze russe e ucraine. Il presidente russo ha fatto riferimento a una foto di Zelensky scattata davanti a un obelisco con la denominazione “Kupiansk”, utilizzata dal presidente ucraino per confutare la conquista russa della città. Putin ha minimizzato l’importanza della stele, che si trova a circa un chilometro dalla città, invitando ironicamente gli ucraini a “entrare” in città anziché fermarsi “sulla soglia”.
Inoltre, Putin ha affermato che le truppe russe stanno avanzando lungo l’intera linea di contatto e che il nemico si starebbe ritirando in diverse aree del fronte. Il presidente russo ha annunciato che l’iniziativa strategica sul campo è ora interamente nelle mani delle forze armate russe, dopo l’espulsione delle truppe ucraine dal territorio di Kursk.
Disponibilità al negoziato e situazione sul fronte
Nel corso della conferenza, Putin ha manifestato la disponibilità della Russia a negoziare sulla base delle proposte che erano state avanzate nel corso del 2024, pur sottolineando che Kiev non ha ancora mostrato la volontà di discutere la questione territoriale. La Russia attende quindi segnali concreti da parte del governo ucraino per avviare un dialogo.
Le parole di Putin arrivano mentre Zelensky continua a rappresentare la resistenza ucraina, divenendo una figura simbolo della difesa dell’Ucraina e dell’Europa. L’ex attore e oggi presidente si è trasformato nel corso degli anni da figura sorpresa dall’invasione russa a pilastro della resistenza nazionale e internazionale, rafforzando una strategia comunicativa basata su creatività e una forte presenza mediatica, elementi riconosciuti anche dallo stesso Putin.
Guerra degli asset congelati: l’affondo di Putin contro l’Europa
Putin non ha usato mezzi termini per definire il piano di utilizzo dei beni russi congelati, etichettandolo senza esitazione come una vera e propria “rapina”. Secondo il leader del Cremlino, se i vertici europei hanno mostrato esitazioni nel finalizzare un accordo su questo dossier, è solo per il timore di ripercussioni estremamente pesanti che potrebbero colpire coloro che ha definito, appunto, i “rapinatori”.
La minaccia di una battaglia legale internazionale
La Russia non intende restare a guardare mentre le sue risorse vengono destinate ad altri scopi. Putin ha lanciato un avvertimento chiaro: ogni centesimo sottratto dovrà essere restituito, indipendentemente dal tempo che sarà necessario. Per ottenere questo risultato, Mosca si sta già preparando a una controffensiva giudiziaria su larga scala. L’obiettivo dichiarato è quello di portare la questione davanti a tribunali che possano garantire una giurisdizione totalmente autonoma e slegata dalle attuali dinamiche politiche globali, facendo tutto il possibile per tutelare i propri interessi economici nelle sedi legali più opportune.
Putin ha sottolineato che il sequestro dei beni russi in Europa minerebbe la fiducia nell’eurozona. “Ci sarebbero anche conseguenze più gravi per coloro che stanno cercando di farlo. Non si tratterebbe solo di un duro colpo alla loro immagine, ma anche di una perdita di fiducia nell’eurozona, in questo caso specifico. Il motivo è che, oltre alla Russia, molti altri paesi conservano le loro riserve auree e valutarie in Europa, così come quelli che dispongono di risorse libere”, ha osservato il presidente russo.
Putin rassicura Mosca: “Economia solida e forze armate sempre al primo posto”
Durante la conferenza stampa, Putin ha anche voluto mandare un messaggio di stabilità, garantendo che la Russia possiede le risorse necessarie per finanziare interamente le proprie truppe. Secondo il leader del Cremlino, lo Stato è in grado di bilanciare le enormi spese militari con il mantenimento dei servizi sociali, assicurando che ogni esigenza delle forze armate sarà soddisfatta “senza condizioni” e che i grandi progetti nazionali di sviluppo tecnologico procederanno come da programma.
I numeri della tenuta economica russa
Per supportare la sua visione di un Paese che non piega la testa sotto il peso delle sanzioni, Putin ha snocciolato i dati relativi allo stato di salute delle finanze federali. Sebbene la crescita del Prodotto Interno Lordo per l’anno in corso si attesti su un modesto 1%, il Presidente ha preferito sottolineare il dato aggregato dell’ultimo triennio, che mostra un incremento complessivo del 9,7%. Questa progressione è stata presentata come la prova di un sistema finanziario che, sotto la guida del governo e della Banca Centrale, resta saldamente nelle mani delle autorità di Mosca, capace di resistere agli scossoni dei mercati internazionali.
La strategia sul debito e il controllo finanziario
Un altro pilastro della stabilità russa descritta da Putin riguarda la gestione del deficit. Il capo dello Stato ha infatti fissato un limite invalicabile per il debito pubblico, che nel prossimo triennio non dovrà andare oltre la soglia del 20%. Questo rigore fiscale, unito al controllo centralizzato dell’economia, servirebbe a garantire che gli impegni assunti verso la popolazione – dai sussidi alle infrastrutture – non vengano sacrificati in nome del conflitto. La narrazione russa dipinge quindi un quadro di autosufficienza dove la potenza militare e il benessere sociale viaggiano su binari paralleli e apparentemente sicuri.
La mappa con i territori Ucraini occupati
Alle spalle del leader russo, all’interno degli studi televisivi che hanno ospitato l’evento per oltre tre ore, campeggiava una mappa della Federazione Russa dai confini decisamente ampliati. La cartografia esposta includeva ufficialmente la penisola di Crimea e le quattro regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, raggruppandole come parti integranti del territorio nazionale. Questa scelta iconografica ribadisce la volontà di Mosca di considerare irreversibili le annessioni, a partire da quella della Crimea nel 2014 fino alle consultazioni referendarie del settembre 2022, nonostante la comunità internazionale e l’Ucraina continuino a negarne la legittimità giuridica.
La sicurezza europea e l’accusa di tradimento alla NATO
Durante il lungo confronto con la stampa, Putin ha spostato l’attenzione sui rapporti con l’Alleanza Atlantica, sostenendo che la Russia sia stata vittima di un inganno durato decenni. Il Presidente ha ribadito che Mosca non sta avanzando pretese inedite, ma esige semplicemente il rispetto delle garanzie sulla sicurezza che, a suo dire, i partner occidentali avrebbero promesso in passato. Secondo la visione del Cremlino, l’avvicinamento delle basi e delle infrastrutture militari NATO ai confini russi rappresenta una minaccia costante e inaccettabile. Putin ha sottolineato l’urgenza di costruire un sistema di difesa collettiva in Europa che sia realmente affidabile e che tenga conto delle preoccupazioni strategiche russe, lamentando la rottura della fiducia reciproca.
La versione di Mosca sull’origine del conflitto e le vittime
Affrontando il tema dolente delle perdite umane, il leader russo ha respinto ogni accusa di responsabilità diretta per l’inizio delle ostilità. Nella narrazione di Putin, la scintilla del conflitto non risiede nell’invasione su vasta scala, ma negli eventi del 2014 a Kiev, definiti come un colpo di stato armato e contrario alla costituzione. Il Presidente ha sostenuto che la guerra sia stata scatenata dai leader ucraini dell’epoca contro la popolazione del sud-est del Paese, posizionando l’intervento russo come una reazione a una situazione di violenza preesistente. Con queste dichiarazioni, Mosca tenta di spostare la colpa morale e storica dei decessi sul governo ucraino, negando il proprio ruolo di aggressore nelle fasi più recenti della crisi.
Il fattore Trump e le trattative per la pace
Un passaggio significativo della conferenza è stato dedicato alla figura di Donald Trump e ai suoi tentativi di mediazione diplomatica. Putin ha elogiato con insolita apertura la sincerità del leader statunitense nel voler porre fine allo scontro, definendo i suoi sforzi come “seri” e degni di nota. Il Presidente russo ha rivelato che durante gli incontri preliminari a Mosca e il successivo vertice ad Anchorage, le parti avevano trovato punti di contatto importanti, con la Russia disposta ad accettare compromessi non facili. Secondo il Cremlino, dunque, la strada per la risoluzione del conflitto non è bloccata dalla Russia, ma la responsabilità di un eventuale fallimento ricadrebbe interamente sulle spalle di Kiev e dei suoi sostenitori europei, definiti “oppositori” che ora hanno la palla nel proprio campo.
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