Teheran, 8 gennaio 2026 – L’Iran continua a essere teatro di vaste proteste popolari contro il governo degli Ayatollah, con manifestazioni che si stanno svolgendo in numerose città, da Urmia a Kermanshah fino alla capitale Teheran. I manifestanti, immortalati in foto e video diffusi da Iran International, hanno lanciato slogan di forte impatto politico, tra cui il grido “Questa non è l’ultima battaglia, Pahlavi tornerà”, in riferimento a Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto Mohammad Reza Pahlavi, che si è recentemente dichiarato disponibile a tornare in patria per guidare il movimento di opposizione.
Iran: proteste e vittime in aumento
Secondo l’organizzazione per i diritti umani Iran Human Rights (IHR), la repressione delle forze di sicurezza iraniane ha causato almeno 45 morti, tra cui otto minorenni, dall’inizio delle proteste a fine dicembre. Il 7 gennaio è stato il giorno più sanguinoso, con 13 manifestanti uccisi. Centinaia di persone sono rimaste ferite e oltre 2.000 sono state arrestate. Fonti ufficiali iraniane riconoscono almeno 21 morti, inclusi membri delle forze di sicurezza. Le manifestazioni, giunte al tredicesimo giorno consecutivo, coinvolgono scioperi e blocchi in diverse città, con episodi di violenza come l’uso di gas lacrimogeni anche nelle stazioni della metropolitana di Teheran e scontri nelle vie del Gran Bazar.
Reza Pahlavi e il sostegno internazionale
Il principe ereditario Reza Pahlavi, in esilio negli Stati Uniti, è particolarmente attivo nel sostenere le proteste attraverso i media e i social network. Nel suo ultimo messaggio ha esortato il popolo iraniano a manifestare unito, sottolineando che “gli occhi del mondo e di Trump sono puntati su di voi”. Il 13 gennaio Pahlavi interverrà al Jerusalem Prayer Breakfast a Mar-a-Lago, evento che alimenta le speculazioni su un possibile sostegno internazionale al movimento anti-regime. Al momento non è confermato alcun incontro con l’ex presidente Donald Trump.
Le proteste in corso segnano un momento di grande tensione in una Repubblica Islamica dell’Iran che, con i suoi 92 milioni di abitanti e una storia millenaria, si trova di fronte a una crisi sociale e politica senza precedenti dalla rivoluzione del 1979. Reza Pahlavi, erede dell’ultima dinastia regnante Pahlavi, continua a rappresentare per molti manifestanti un simbolo di cambiamento e speranza.






