Roma, 11 gennaio 2026 – Tra le oltre 192 vittime delle proteste in Iran, secondo quanto documentato dall’ong Iran Human Rights, figura anche una giovane studentessa curda di 23 anni, Rubina Aminian, iscritta al corso di design tessile e moda presso lo Shariati College di Teheran. La sua morte è avvenuta nella serata dell’8 gennaio, dopo la partecipazione alle manifestazioni di protesta.
La tragica morte di Rubina Aminian
Fonti vicine alla famiglia di Rubina, originaria di Marivan, hanno riferito che la ragazza è stata colpita alla testa da un proiettile sparato da distanza ravvicinata mentre si trovava di spalle. Dopo il tragico evento, i familiari si sono recati da Kermanshah a Teheran per riconoscere il corpo della giovane. Il ritrovamento è avvenuto in un luogo vicino all’università, dove erano presenti centinaia di altri corpi di giovani vittime, per lo più ragazzi tra i 18 e i 22 anni uccisi con modalità simili, ovvero colpi alla testa o al collo da parte delle forze di sicurezza governative. Inizialmente, la famiglia non ha avuto il permesso di identificare o portare via il corpo di Rubina, ma alla fine è riuscita a recuperarlo. Tuttavia, al loro ritorno a Kermanshah, la loro abitazione è stata circondata dalle forze di intelligence, impedendo loro di procedere con la sepoltura.
Proteste e repressione in Iran
Il numero esatto delle vittime delle proteste in Iran rimane incerto e controverso. Mentre l’ong Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Stati Uniti, segnala almeno 192 morti, fonti di opposizione come la tv Iran International, con base nel Regno Unito, riferiscono di circa 2.000 manifestanti uccisi nelle ultime 48 ore. Un funzionario israeliano, citato da Axios, ha affermato che il totale delle vittime supera le 1.000.
Le proteste in Iran, iniziate dopo la morte di Mahsa Amini nel settembre 2022, continuano ad attraversare un momento di grande tensione, con la repressione delle autorità che colpisce principalmente giovani e donne, in particolare appartenenti a minoranze etniche come i curdi. Il contesto politico resta segnato da un pugno di ferro delle forze governative, che ostacolano ogni forma di dissenso e limitano severamente le libertà civili, come testimoniano i numerosi arresti e la censura delle comunicazioni.
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