Primo negoziato tra Russia e Ucraina: tensioni e scontro immediato sul Donbass
Colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti ad Abu Dhabi segnano un nuovo tentativo diplomatico per la de-escalation del conflitto e il rilancio del dialogo
Abu Dhabi, 24 gennaio 2026 – Nel contesto del conflitto russo-ucraino, che dal 2014 si è trasformato in una guerra aperta a partire dall’invasione russa del 2022, si è registrato recentemente un significativo passo diplomatico: per la prima volta, ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, si sono svolti colloqui trilaterali tra funzionari della Russia, Ucraina e USA. Questa novità segna un tentativo di rilanciare il dialogo in un conflitto che ha provocato gravissime perdite umane e tensioni geopolitiche di vasta portata.
Negoziati trilaterali ad Abu Dhabi: una novità diplomatica
Fino ad ora, le discussioni tra Mosca e Kiev si erano svolte esclusivamente in sede bilaterale o con la mediazione degli Stati Uniti come terza parte esterna, ma mai con le tre delegazioni sedute allo stesso tavolo simultaneamente. Il fatto che i rappresentanti di Russia, Ucraina e USA abbiano accettato di incontrarsi ad Abu Dhabi rappresenta un tentativo, seppur modesto, di trovare un terreno comune per avviare una de-escalation. L’iniziativa, promossa dagli USA, è stata presentata come un successo diplomatico, anche se i progressi concreti sul campo restano limitati.
Abu Dhabi, città strategica e capitale degli Emirati, si conferma così un crocevia internazionale importante per la diplomazia globale. Con una popolazione di oltre 1,5 milioni di abitanti e una posizione geografica nel Golfo Persico, la città si pone come sede ideale per incontri multilaterali di alto livello, grazie anche alla sua stabilità politica e infrastrutture moderne.
Russia-Ucraina-USA, scontro sul Donbass
Le posizioni restano distanti e nessuno si fa illusioni. Lo ha ribadito anche ieri mattina il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sottolineando che “la questione del Donbass è fondamentale” e che l’elemento decisivo è la disponibilità della Russia a mettere fine a una guerra che, ha ricordato, “ha iniziato“. Dal Cremlino, il portavoce Dmitrij Peskov ha insistito sulla necessità che “le forze armate ucraine lascino il Donbass” e si ritirino, definendo questo passaggio una “condizione molto importante“. Senza una soluzione della questione territoriale, ha aggiunto, non avrebbe senso parlare di un accordo duraturo.
Nella combo, in alto da sx Steve Witkoff e Jared Kushner; in basso da sx Kyrylo Budanov e Kirill Dmitriev. Ai negoziati trilaterali sul piano di pace per l’Ucraina a Abu Dhabi, Axios rivela che ci saranno per gli Usa gli inviati Witkoff e Kushner, per l’Ucraina il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio per la sicurezza Rustem Umerov e il diplomatico di lungo corso Sergiy Kyslytsya . 22 gennaio 2026 ANSA
Russia e Ucraina le distanze permangono
L’obiettivo minimo della Russia è racchiuso in quella che Peskov, senza fornire dettagli, definisce “formula Anchorage“, dal nome dell’intesa che sarebbe stata raggiunta lo scorso agosto in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. Secondo le ricostruzioni dei media, il piano prevederebbe il passaggio a Mosca dell’intero Donbass, incluso il 25% della regione di Donetsk ancora sotto controllo ucraino — circa 5mila chilometri quadrati, comprese le cosiddette “città-fortezza” di Slovjansk e Kramatorsk — in cambio del congelamento dell’attuale linea del fronte nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson.
Nel tentativo di districare il nodo, Kiev ha inviato negli Emirati Arabi Uniti una delegazione di alto livello: il segretario del Consiglio di Sicurezza Rustem Umerov, il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov e il suo vice Serhiy Kyslytsia, il leader del partito di governo David Arakhamia e il capo di stato maggiore delle forze armate Andriy Gnatov. Mosca ha invece scelto di farsi rappresentare dall’ammiraglio Igor Kostjukov, a capo dell’intelligence militare Gru, affiancato da funzionari della Difesa di cui non sono stati resi noti i nomi. Per gli USA sono presenti l’inviato Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump, appena rientrati da una lunga serie di colloqui notturni con Putin a Mosca, insieme al segretario dell’Esercito Dan Driscoll e al generale Alexus Grynkewich, comandante delle forze Nato.
Kirill Dmitriev | Photo by The Russian Presidential Press and Information Office – Alanews.it
Le parole di Umerov e le intenzioni delle parti in causa
Secondo Umerov, l’incontro di ieri si è “concentrato sui parametri” per la fine del conflitto e “sui logici passi successivi” verso una “pace dignitosa e duratura“. Il Cremlino, dal canto suo, ha fatto riferimento a discussioni su “questioni di sicurezza“. In ogni caso, sono previsti ulteriori colloqui trilaterali nella giornata di oggi.
Nel frattempo Kiev e Mosca continuano a contendersi il favore di Trump. All’indomani del bilaterale di Davos, Zelensky ha annunciato di aver ottenuto la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot. La Russia, invece, prova a sfruttare il dossier ucraino per aprire un canale parallelo di natura economica con Washington.
Non a caso ad Abu Dhabi è arrivato anche Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo e inviato per gli investimenti esteri, incaricato di discutere con Witkoff di “dossier economici“. Tra i temi sul tavolo potrebbero figurare anche i 5 miliardi di dollari di asset russi congelati negli USA. Putin ha proposto di destinarne un miliardo a Gaza e il resto alla ricostruzione dell’Ucraina, a condizione che Washington ne autorizzi lo sblocco. Una cifra modesta rispetto ai 185 miliardi di euro congelati in Europa, tanto che Zelensky ha bollato l’iniziativa come “un’assurdità“.