Un gruppo di almeno sedici petroliere venezuelane, tutte soggette a sanzioni statunitensi, ha sfidato nelle ultime 48 ore il rigido blocco navale degli Stati Uniti volto a impedire le esportazioni di petrolio dal Venezuela. Il tentativo di eludere l’embargo si è concretizzato con manovre di navigazione in modalità “oscura”, tra cui lo spegnimento dei sistemi di trasmissione e l’utilizzo di false identità per ingannare i sistemi di tracciamento satellitare.
Petroliere venezuelane in fuga dal blocco USA
Secondo un’approfondita analisi del New York Times, le navi erano state monitorate per settimane ancorate nei porti venezuelani tramite immagini satellitari. Tuttavia, a seguito della recente e controversa cattura del presidente uscente Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi durante l’Operazione Absolute Resolve, le petroliere sono scomparse improvvisamente dalle loro posizioni. Quattro di queste sono state rintracciate mentre si dirigevano verso est, a circa 30 miglia dalla costa, adottando il cosiddetto “spoofing”, cioè fornendo dati falsificati sulla loro posizione e identità.
Fonti interne alla compagnia petrolifera statale PDVSA e operatori del settore, intervistati in anonimato, hanno riferito che alcune di queste imbarcazioni hanno lasciato il porto senza l’autorizzazione del governo ad interim di Delcy Rodríguez, nominata presidente ad interim dopo l’arresto di Maduro. Questo gesto è interpretato come una segnale di sfida al controllo del governo transitorio.
Implicazioni economiche e politiche
L’uscita delle petroliere avviene in un contesto di forte crisi economica per il Venezuela, dove le esportazioni petrolifere costituiscono la principale fonte di entrate statali. Da mesi, la PDVSA ha accumulato ingenti scorte di petrolio a bordo di navi ancorate, riducendo la produzione a causa del blocco e delle sanzioni. Le joint venture hanno dovuto chiudere diversi pozzi, aggravando ulteriormente la situazione.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito che l’embargo petrolifero è ancora in vigore, pur riconoscendo che i principali clienti del Venezuela, come la Cina, continueranno a ricevere forniture di greggio. L’azione delle petroliere venezuelane, quindi, potrebbe configurarsi come un primo tentativo di rompere il blocco imposto da Washington, con probabili ripercussioni sul fragile equilibrio politico e sulle relazioni internazionali nella regione.






