Parigi, 22 febbraio 2026 – In un clima di crescente tensione politica, l’ambasciatore americano a Parigi, Charles Kushner, è stato convocato al ministero degli Esteri francese in seguito alle dichiarazioni dell’amministrazione Trump sulla morte di Quentin Deranque, giovane militante di estrema destra deceduto dopo un violento scontro a Lione.
Convocazione dell’ambasciatore Charles Kushner
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, ha espresso con fermezza il rifiuto della Francia verso qualsiasi tentativo di strumentalizzazione politica della tragedia. Barrot ha inoltre sottolineato che la Francia «non ha lezioni da prendere in materia di violenza, soprattutto da parte dell’internazionale reazionaria». Le parole di Kushner e dell’amministrazione Trump, che aveva denunciato la violenza politica di estrema sinistra e chiesto che i responsabili venissero perseguiti, hanno quindi fatto scattare la reazione diplomatica di Parigi.
Charles Kushner, nominato ambasciatore Usa in Francia nel luglio 2025, è una figura controversa. Miliardario del settore immobiliare e consuocero di Donald Trump, è stato condannato nel 2005 per evasione fiscale, contributi elettorali illegali e corruzione di testimoni, scontando 14 mesi di carcere federale. Nonostante ciò, nel dicembre 2020 Trump gli concesse la grazia presidenziale. Kushner è noto per la sua posizione economica favorevole alle imprese statunitensi e per aver esercitato pressioni sulla Francia, in particolare sul bilancio della difesa e sulle politiche di inclusione.
La vicenda di Quentin Deranque
L’omicidio del giovane di estrema destra Quentin Deranque, avvenuto a Lione a metà febbraio, ha portato all’arresto di cinque persone, tra cui due collaboratori di un deputato del partito di estrema sinistra La France insoumise (Lfi), incluso Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato Raphaël Arnault. Arnault stesso è noto per precedenti aggressioni a esponenti dell’estrema destra. L’organizzazione antifa «Jeune Garde Antifasciste», vicina alla France insoumise e sciolta dalle autorità francesi nel 2025, è al centro delle indagini.
Jean-Luc Mélenchon, leader di Lfi, ha cercato di dissociarsi dal caso, ma il peso della responsabilità morale e politica pesa sul partito, sempre più coinvolto nelle tensioni crescenti. Le violenze verbali e fisiche tra estremisti di destra e sinistra radicale sembrano aver raggiunto un punto critico, contribuendo a una polarizzazione politica che si riverbera anche nelle relazioni internazionali, come dimostra la reazione francese alle dichiarazioni Usa.






