Los Angeles, 8 gennaio 2026 – Prosegue con nuovi sviluppi il caso che ha scosso Hollywood: Nick Reiner, figlio del celebre regista Rob Reiner e della moglie Michele Singer, è accusato del duplice omicidio dei genitori, avvenuto lo scorso 14 dicembre nella loro villa di Brentwood. Nel corso dell’udienza preliminare tenutasi ieri al Clara Shortridge Foltz Criminal Justice Center di Los Angeles, si è registrato un clamoroso colpo di scena con il ritiro improvviso dell’avvocato difensore Alan Jackson, noto penalista di fama internazionale.
L’abbandono dell’avvocato Alan Jackson e il nuovo scenario giudiziario
Alan Jackson, che aveva assunto la difesa di Nick Reiner a metà dicembre, ha annunciato pubblicamente la sua rinuncia al mandato difensivo per «circostanze fuori dal nostro controllo e, soprattutto, fuori dal controllo di Nick». L’avvocato, che in passato ha rappresentato figure di alto profilo come Harvey Weinstein e Kevin Spacey, ha rifiutato di entrare nei dettagli per motivi legali ed etici, ma ha voluto sottolineare con fermezza: «In base alle leggi dello Stato della California, Nick Reiner non è colpevole di omicidio». Al suo posto è subentrata l’avvocata d’ufficio Kimberly Greene, che ha dichiarato di aver parlato con l’imputato per soli trenta secondi e di dover ancora valutare come procedere. La lettura formale delle accuse è stata rinviata al 23 febbraio.
Nick Reiner, 32 anni, è accusato di duplice omicidio di primo grado con circostanze speciali, aggravate dalla pluralità delle vittime e dall’uso di un’arma da taglio. Attualmente è detenuto senza cauzione nel carcere Twin Towers di Los Angeles, in isolamento e sotto stretta sorveglianza per prevenire tentativi di suicidio.
Nick Reiner: il cambio di farmaci e l’omicidio
Fonti vicine al caso riferiscono che Nick Reiner soffrirebbe da anni di gravi disturbi psichiatrici, tra cui una diagnosi di schizofrenia risalente al 2020, con sintomi quali allucinazioni, pensieri disordinati, cambi di umore e grave depressione. Secondo il sito Tmz, la crisi mentale che avrebbe portato al duplice delitto potrebbe essere stata innescata da un cambio della terapia farmacologica, deciso dai medici per ragioni non chiarite, che avrebbe reso Nick più agitato e pericoloso, fino a un completo distacco dalla realtà poco prima degli omicidi.
Questa situazione è al centro di una possibile strategia difensiva basata sull’infermità mentale: in California, infatti, non è necessario dimostrare che l’imputato non distingua tra bene e male, ma solo che non fosse in grado di comprendere la natura e la qualità delle proprie azioni. Tuttavia, la procura, rappresentata dal procuratore distrettuale Nathan Hochman, ha espresso piena fiducia che una giuria condannerà Reiner oltre ogni ragionevole dubbio, sottolineando la gravità e la complessità del caso.
Nel frattempo, la famiglia Reiner ha espresso la propria fiducia nel sistema giudiziario, evitando ulteriori commenti sul procedimento in corso. Il dramma personale di Nick, segnato da anni di lotta contro la tossicodipendenza e un passato di senzatetto, aveva trovato una temporanea luce nel film semi-autobiografico «Being Charlie», diretto dal padre Rob Reiner e ispirato alla sua storia.
Il processo prosegue dunque tra tensioni e incertezze, in attesa di ulteriori sviluppi che chiariscano le responsabilità e lo stato mentale dell’imputato.






