Lione, 17 febbraio 2026 – Cinque persone sono state fermate dalla polizia francese in relazione alla morte di Quentin Deranque, il giovane militante nazionalista di 23 anni aggredito giovedì scorso a Lione. Tra i fermati figura anche un assistente parlamentare di un deputato de La France Insoumise (Lfi), movimento di sinistra radicale guidato da Jean-Luc Mélenchon.
Cinque fermi dopo la morte di Quentin Deranque
Secondo quanto reso noto dal procuratore di Lione, Thierry Dran, i cinque uomini fermati sono sospettati di aver partecipato all’aggressione che ha portato al decesso di Deranque, avvenuto sabato per le gravi lesioni alla testa subite durante il pestaggio. Tra loro c’è Jacques-Élie Favrot, assistente parlamentare del deputato di Lfi Raphaël Arnault, e Adrian B., affiliato al movimento giovanile di estrema sinistra Jeune Garde, fondato da Arnault e sciolto dalle autorità nei mesi scorsi.
L’aggressione è avvenuta durante scontri esplosi a margine di una conferenza dell’eurodeputata di Lfi Rima Hassan, organizzata nella facoltà di Sciences Po a Lione. Quentin Deranque, che secondo le ricostruzioni era parte del servizio d’ordine del collettivo femminile di estrema destra Némésis, è stato aggredito da almeno sei individui mascherati con passamontagna, che lo hanno gettato a terra e picchiato violentemente, provocandogli un grave trauma cranico.
Il contesto politico e le reazioni
La vicenda ha scatenato una forte tensione politica in Francia. Jean-Luc Mélenchon ha definito l’accaduto un “atto che disonora”, ma le critiche non si sono fatte attendere. Il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha accusato il leader di Lfi di aver “aperto le porte dell’Assemblea Nazionale a presunti assassini”, sottolineando la “responsabilità morale e politica immensa” di Mélenchon. Anche il governo francese, rappresentato dal primo ministro Sébastien Lecornu, ha esortato Lfi a “fare pulizia” tra le proprie fila e nelle “idee”.
L’assistente parlamentare Favrot, tramite il suo avvocato, ha negato ogni responsabilità nell’aggressione, dichiarandosi “a disposizione della giustizia” e ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico.
Chi era Quentin Deranque
Il giovane, studente di matematica e convertito al cattolicesimo tradizionalista, era descritto dai familiari come un “attivista pacifico”. Frequentava la parrocchia di Saint-Georges a Lione, dove partecipava a iniziative di volontariato come la distribuzione di pasti ai poveri. Tuttavia, era anche legato a gruppi di estrema destra come Allobroges Bourgoin e Academia Christiana, accusati in passato di incitamento alla violenza.
L’avvocato della famiglia ha sottolineato che Deranque “ha sempre difeso le sue convinzioni in modo non violento” e non aveva precedenti penali. Secondo quanto riportato, il giovane aveva preso parte a manifestazioni di estrema destra, tra cui una marcia a Parigi lo scorso 10 maggio, con la partecipazione di circa 1.000 attivisti, alcuni dei quali mostravano simboli nazisti.
Lione, storicamente teatro di scontri tra gruppi di estrema destra e antifascisti, si trova ora al centro di un acceso dibattito politico e giudiziario, con indagini in corso che potrebbero delineare con maggior chiarezza le responsabilità nell’omicidio di Quentin Deranque.






