Secondo un’analisi recente del New York Times basata su immagini satellitari, l’Iran ha rapidamente ricostruito numerose strutture missilistiche balistiche danneggiate dagli attacchi dello scorso anno, mentre i lavori di riparazione nei siti nucleari principali sono risultati più limitati. Questo quadro emerge nel contesto delle crescenti tensioni tra Teheran, Washington e Tel Aviv.
Riparazione delle strutture missilistiche e impianti nucleari in Iran
L’analisi ha preso in esame circa due dozzine di siti colpiti da attacchi israeliani e statunitensi durante il conflitto di giugno scorso, noto come la guerra dei 12 giorni. Più della metà dei siti missilistici ha mostrato evidenti attività di costruzione e riparazioni rapide, suggerendo che la produzione di missili resta una priorità strategica per l’Iran nel breve termine. Al contrario, i principali impianti nucleari – Isfahan, Natanz e Fordo – hanno visto solo interventi parziali di ripristino e di fortificazione, con lavori più consistenti avviati solo negli ultimi mesi.
Esperti ed intelligence occidentali hanno riferito di non aver riscontrato segnali significativi di un ripristino avanzato delle capacità iraniane di arricchire combustibile nucleare o di produrre testate atomiche. Le immagini satellitari, pur offrendo una panoramica aerea delle strutture, non consentono di determinare con precisione l’entità dei progressi.
Contesto geopolitico e tensioni regionali
In parallelo al rafforzamento del programma missilistico iraniano, gli Stati Uniti e Israele stanno mantenendo una pressione militare ed economica su Teheran. Washington ha disposto un massiccio dispiegamento di forze nel Medio Oriente, tra cui portaerei, navi da guerra, sottomarini e centinaia di aerei da combattimento, mentre ha imposto nuove sanzioni contro entità legate all’Iran. Israele, dal canto suo, si trova in stato di alta allerta temendo un possibile attacco preventivo iraniano, come riportato dai media locali.
Le recenti analisi confermano quindi una strategia iraniana che privilegia la resilienza del programma missilistico, mentre il programma nucleare resta in fase di consolidamento più lento e sotto stretta osservazione internazionale.






