Caracas, 3 gennaio 2026 – La lunga era di Nicolás Maduro è giunta a un inatteso epilogo nella notte del 3 gennaio, quando gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare d’élite che ha portato alla cattura del presidente venezuelano e di sua moglie, Cilia Flores. Dopo quasi 13 anni al potere, sempre in ombra dell’icona rivoluzionaria Hugo Chávez, il cosiddetto “Gallo combattente” è stato rimosso dal comando del Venezuela, segnando un punto di svolta nella complessa crisi politica e sociale del Paese sudamericano.
Nicolás Maduro: dal sindacalista al “narco-dittatore”
Nicolás Maduro Moros, nato a Caracas nel 1962, ha scalato la politica venezuelana partendo da umili origini come autista di autobus e sindacalista. La sua carriera politica si è intrecciata fin dagli anni ’90 con quella di Hugo Chávez, che nel 2011 lo indicò come suo successore. Dopo la morte di Chávez nel 2013, Maduro ha assunto la presidenza ad interim, vincendo poi le elezioni presidenziali di aprile con un margine risicato, contestato dall’opposizione e da buona parte della comunità internazionale.
Durante il suo mandato durato fino al 3 gennaio 2026, Maduro ha governato con mano dura, spesso tramite decreti legge, instaurando un regime autoritario che ha represso con violenza l’opposizione, sciolto il Parlamento nel 2017 per sostituirlo con un’Assemblea Costituente favorevole al governo e vinto elezioni giudicate fraudolente. La sua presidenza è stata contrassegnata da una profonda crisi economica, aggravata dalla corruzione, dalla gestione fallimentare delle risorse petrolifere – il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere al mondo – e dalle sanzioni internazionali, soprattutto statunitensi.
Gli Stati Uniti lo hanno definito “narco-terrorista” e hanno messo una taglia record di 50 milioni di dollari sulla sua cattura, accusandolo di traffico di droga, corruzione e crimini contro l’umanità. Nel 2020, una commissione ONU aveva richiesto il suo processo alla Corte penale internazionale per violazioni dei diritti umani.

Cilia Flores, la “Primera Combatiente” e l’ombra del potere
Accanto a Maduro, la moglie Cilia Flores ha svolto un ruolo chiave nel consolidamento del potere chavista. Avvocata di formazione, Flores è stata parlamentare, procuratore generale e presidente dell’Assemblea Nazionale, e dal 2013 deteneva il titolo ufficiale di “Primera Combatiente“, un termine che sottolinea il suo impegno attivo nella rivoluzione bolivariana, respingendo l’etichetta tradizionale di “first lady“. Fu proprio Chávez a farli incontrare e la coppia ha tessuto una rete di potere politico ed economico che ha permeato le istituzioni venezuelane.
Flores è stata sanzionata da diversi Paesi, tra cui Canada e Panama, per accuse di riciclaggio di denaro e corruzione, ed è stata bandita dalla Colombia. Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha incluso lei e altri membri della cerchia ristretta di Maduro nelle liste nere, congelando beni e limitando i loro movimenti internazionali.
La caduta e il contesto geopolitico
L’operazione degli Stati Uniti, annunciata dal presidente Donald Trump, ha colpito diversi siti militari venezuelani prima di portare al blitz finale a Caracas. Fonti dell’opposizione hanno suggerito che la cattura di Maduro e Flores sia il risultato di un negoziato segreto tra il regime e Washington, che avrebbe offerto a Maduro una via d’uscita in cambio della resa.
Negli anni, Maduro ha resistito anche grazie all’appoggio di alleati internazionali come Russia, Cina e Cuba, che gli hanno fornito aiuti militari, finanziari e logistici. Tuttavia, la pressione crescente degli USA, culminata con la mobilitazione di navi e aerei nella regione caraibica e una serie di attacchi mirati contro presunti narcotrafficanti, ha incrinato la sua tenuta al potere.
Il destino del Venezuela, oggi sotto la guida di Delcy Rodríguez, sua successora, resta incerto. La sfida per il Paese sarà quella di superare una crisi economica e politica senza precedenti, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi post-Maduro. Nel frattempo, la figura di Nicolás Maduro rimane simbolo di un’era segnata da contrasti, violenze e profonde trasformazioni sociali.






