Il 5 febbraio 2026 segna una data spartiacque per la sicurezza globale: con la scadenza del New START si chiude, almeno formalmente, un capitolo lungo oltre mezzo secolo nel controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia. Per la prima volta dalla Guerra fredda, le due maggiori potenze atomiche si ritrovano senza limiti giuridicamente vincolanti sui rispettivi arsenali strategici. E la tensione, adesso, rischia di esplodere.
Oggi scade l’accordo New START: la fine di un pilastro del controllo nucleare
Il New START (New Strategic Arms Reduction Treaty) era l’ultimo grande trattato bilaterale rimasto in vigore tra Washington e Mosca sul nucleare. Firmato l’8 aprile 2010 a Praga da Barack Obama e Dmitrij Medvedev ed entrato in vigore il 5 febbraio 2011, rappresentava l’eredità di una lunga stagione di accordi – dallo START al SORT – che, dagli anni Ottanta in poi, avevano progressivamente ridotto le testate strategiche dopo gli eccessi della Guerra fredda.
Il trattato fissava un tetto di 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate per ciascuna parte e un massimo di 700 sistemi di lancio tra missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini e bombardieri pesanti. Numeri comunque enormi, ma incardinati in un complesso meccanismo di trasparenza, scambio di dati e ispezioni reciproche, pensato per ridurre il rischio di errori di calcolo e costruire un minimo di fiducia strategica.
Dalla distensione allo stallo tra Washington e Mosca
Il New START prevedeva una durata decennale, prorogabile una sola volta per cinque anni previo consenso reciproco. Questa opzione venne attivata nel 2021 dai presidenti Joe Biden e Vladimir Putin, estendendo l’accordo fino al 5 febbraio 2026 senza modificarne i contenuti. Da allora, però, il clima politico è radicalmente cambiato.
A inizio settimana, il viceministro degli Esteri russo Sergej Ryabkov ha parlato di “provocazioni” statunitensi in materia nucleare, sottolineando l’ingresso in una “nuova realtà”. Più che singoli atti, a pesare è stato l’assenza di un vero negoziato. Nel settembre 2025 Putin aveva proposto una proroga volontaria di un anno dei limiti numerici, condizionata a un impegno simmetrico degli Stati Uniti, ma – secondo il Cremlino – senza ottenere risposte concrete. A gennaio, Donald Trump aveva liquidato la questione con una frase emblematica: “Se deve scadere, scadrà. Faremo un accordo migliore”.
Modernizzazione degli arsenali e nuovo equilibrio del terrore
Nonostante il rispetto formale dei limiti, tutte le amministrazioni statunitensi – da Obama a Biden, passando per Trump – hanno portato avanti vasti programmi di modernizzazione della triade nucleare, approvati dal Congresso e finanziati con continuità. Mosca ha seguito una traiettoria simile, investendo in nuovi sistemi strategici, inclusi missili ipersonici e vettori di nuova generazione.
Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), Stati Uniti e Russia detengono ancora circa il 90% delle testate nucleari mondiali: 10.636 ordigni complessivi, di cui circa 5.177 statunitensi e 5.459 russi. Entrambi i Paesi, pur rispettando i tetti del trattato fino alla scadenza, hanno continuato a prepararsi a un futuro senza vincoli.
La fine del New START: un vuoto giuridico che allarma la comunità internazionale
La fine del New START lascia un vuoto rilevante nel diritto internazionale e nella governance della sicurezza globale. Il Bulletin of the Atomic Scientists ha indicato proprio la scadenza del trattato come uno dei fattori che hanno spinto l’Orologio dell’Apocalisse a soli 85 secondi dalla mezzanotte, simbolo di un rischio esistenziale crescente per l’umanità.
Anche Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, ha avvertito che la scadenza dell’accordo “dovrebbe allarmare il mondo” e potrebbe accelerare l’instabilità strategica. Senza obblighi di trasparenza né meccanismi di verifica, Stati Uniti e Russia potrebbero tornare ad aumentare il numero di testate dispiegate, rendendo più difficile prevenire incomprensioni e incidenti.
Entrambi i governi affermano di non voler avviare una nuova corsa agli armamenti, ma l’assenza di regole condivise complica la gestione del rischio nucleare e potrebbe indebolire anche il regime di non proliferazione. In attesa di un eventuale nuovo accordo, multilaterale o bilaterale, la fine del New START segna la chiusura di un’epoca e riapre interrogativi profondi sulla capacità dell’ordine internazionale di contenere una minaccia che, per sua natura, non può essere lasciata senza controllo.






