Tel Aviv, 11 febbraio 2026 – L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso una nota ufficiale per smentire categoricamente le notizie circolate riguardo la proposta di legge dedicata alla commemorazione degli eventi del 7 ottobre 2023, nelle quali si sosteneva che la parola “massacro” fosse stata eliminata dal testo legislativo.
La smentita ufficiale dell’Ufficio di Netanyahu
In una dichiarazione diffusa oggi, l’Ufficio Netanyahu ha chiarito che la parola “massacro” è esplicitamente presente nella bozza della legge. La proposta, secondo il comunicato, è stata concepita per onorare e ricordare con piena consapevolezza la gravità degli avvenimenti del 7 ottobre, includendo il massacro, le battaglie, la storia degli ostaggi, dei morti e di coloro che sono ritornati. Viene inoltre sottolineata l’importanza di evidenziare le manifestazioni di eroismo, solidarietà e mutuo sostegno da parte dei cittadini israeliani e delle forze di sicurezza.
Alla nota è stata allegata una foto della bozza della legge, frutto di un accordo tra la Knesset e il governo circa tre settimane fa, a conferma della completezza del testo e dell’impegno a una commemorazione “ampia e veritiera di tutte le componenti degli eventi, senza offuscamenti né omissioni”.
La polemica in Knesset e la reazione delle famiglie delle vittime
Nonostante questa smentita, la situazione ha vissuto momenti di forte tensione nella giornata odierna durante la seduta della commissione Istruzione della Knesset, chiamata a discutere la fusione delle diverse proposte di legge sulla commemorazione del 7 ottobre. Il rappresentante dell’ufficio del primo ministro, Yoel Elbaz, aveva chiesto la rimozione della parola “massacro” dal titolo della legge, motivando la scelta con la volontà di rappresentare l’insieme degli eventi e non solo il massacro.
Questa richiesta ha provocato una reazione di rabbia da parte delle famiglie in lutto, che hanno espresso il loro dissenso con parole forti: “Abbiamo aspettato due anni e mezzo. Dovranno passare sui nostri cadaveri”, ha dichiarato una rappresentante delle famiglie. Hila Avir, sorella di Lotan, ucciso durante il festival Nova, ha attaccato duramente l’ufficio del primo ministro, criticando la gestione della commemorazione e il coinvolgimento dell’ente governativo proprio quando l’Ufficio del Primo Ministro è accusato di ostacolare l’inchiesta sugli eventi.
Le famiglie hanno ribadito la loro disponibilità ad attendere ancora per ottenere una legge che sia adeguata e condivisa da tutti, sottolineando l’importanza di un racconto onesto e completo della tragedia.
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