Mosca, 16 febbraio 2026 – In occasione del secondo anniversario della morte di Alexei Navalny, deceduto in una colonia penale russa, si sono svolte commemorazioni e manifestazioni di ricordo in diverse città della Russia, tra cui Mosca, San Pietroburgo e Novosibirsk. Navalny, noto oppositore di Vladimir Putin e attivista anti-corruzione, è stato una figura di rilievo della dissidenza russa fino alla sua morte avvenuta il 16 febbraio 2024.
Commemorazioni a Mosca e reazioni diplomatiche
Questa mattina, alcune decine di persone, inclusi diplomatici europei, si sono radunate al cimitero Borisovo, alla periferia di Mosca, per deporre fiori sulla tomba di Navalny. Tra i presenti, anche un rappresentante dell’ambasciata italiana. Tra i primi a recarsi sulla tomba sono state la madre di Navalny, Lyudmila Navalnaya, e Alla Abrosimova, madre della vedova di Navalny, Yulia. Lyudmila ha chiesto pubblicamente di fare «piena luce sulla morte del figlio», sottolineando che sebbene i mandanti siano noti a livello internazionale, è necessario identificare tutti i responsabili coinvolti.
Dal fronte internazionale, il presidente francese Emmanuel Macron ha reso omaggio a Navalny attraverso un messaggio su X, definendo la sua morte come «premeditata» e simbolo della debolezza e paura del Cremlino di fronte agli avversari politici.
Navalny, una vita di lotta e repressione
Alexei Navalny, nato nel 1976, è stato una figura centrale dell’opposizione russa, fondatore della Fondazione Anti-Corruzione (FBK) e leader del partito Russia del Futuro. Attivista e avvocato, ha denunciato ripetutamente la corruzione nelle alte sfere del potere russo. Dopo essere sopravvissuto a un avvelenamento con il nervino Novičok nel 2020, che ha attribuito al governo russo, è stato incarcerato con accuse giudicate politicamente motivate da numerose organizzazioni internazionali.
Condannato a lunghi anni di carcere, Navalny è morto in prigione nel 2024 per una “sindrome da morte improvvisa” causata da aritmia cardiaca. La sua figura resta simbolo della lotta per i diritti umani e la democrazia in Russia, nonostante le restrizioni e la repressione statale che vietano qualsiasi riferimento pubblico alla sua memoria, considerata “estremista” dalle autorità russe.
Le commemorazioni di oggi testimoniano il persistente impatto di Navalny nella società russa e nella comunità internazionale, che continua a chiedere verità e giustizia sulla sua tragica fine.


