Roma, 29 gennaio 2026 – L’alleanza NATO appare oggi più forte e coesa che mai, capace di affrontare le questioni con maturità e serenità: a confermarlo è l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare della NATO, intervenuto a margine del New Year’s Forum a Roma.
Cavo Dragone, un’alleanza coesa e matura
Secondo l’ammiraglio Cavo Dragone, la NATO vive un momento di straordinaria unità d’intenti. “L’alleanza è veramente molto coesa, c’è un dialogo serrato. Ovviamente ciascuno dà la sua opinione e viene comunque valorizzata da tutti quanti”, ha dichiarato. “I problemi vengono percepiti con maturità e tranquillità, metabolizzati e processati nella migliore maniera possibile. Ho la sensazione netta di un’alleanza più forte”, ha sottolineato il capo militare della NATO.
Questa maturità, ha aggiunto, si riflette anche nelle scelte politiche condivise, come nel caso della questione della Groenlandia: “Tutti quanti abbiamo concordato che quella politica, ovvero quella che si sta perseguendo adesso, è quella giusta”.

Difesa europea e impossibilità di un esercito unico
Sull’ipotesi di un esercito unico europeo, Cavo Dragone ha espresso una posizione chiara: “Mi distaccherei dal concetto di esercito unico europeo perché non è perseguibile. La difesa europea va garantita dalle nazioni europee che sono sovrane per quanto riguarda le loro forze armate e contribuiscono al bene comune”. Ha spiegato che questo modello è già applicato nella NATO, dove esiste un comando strutturato che coordina le forze nazionali impegnate nelle missioni, e ha suggerito che un sistema simile “può benissimo essere pantografato anche per l’Unione Europea”.
L’ammiraglio italiano ha puntualizzato inoltre che “non c’è possibilità di avere un esercito assegnato all’Unione Europea. Come non c’è possibilità di avere un esercito assegnato alla NATO, gli eserciti sono delle nazioni”.
Queste dichiarazioni arrivano in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni e sfide complesse, con la NATO che continua a giocare un ruolo cardine nella sicurezza collettiva degli Stati membri. Con 32 Paesi aderenti e un impegno costante sul fronte della difesa comune, l’alleanza rimane un pilastro fondamentale della sicurezza transatlantica.






