Roma, 18 marzo 2026 – Nel contesto delle crescenti tensioni in Medio Oriente, lo Stato Maggiore della Difesa ha reso noto che l’Italia mantiene una significativa presenza militare nella regione, con un contingente complessivo di circa 2.200 militari italiani impegnati in diverse missioni, comprese quelle navali.
I militari italiani in Medio Oriente
Come spiegato da Gianfranco Annunziata, Capo Ufficio Generale di Consulenza dello Stato Maggiore della Difesa, durante l’XI Simposio di Fondazione Roma, i segnali di una recrudescenza militare erano già evidenti prima dell’esplosione della crisi attuale, con un piano iniziale di alleggerimento del personale che ha portato a una diminuzione da 2.600 a 2.200 unità. Questo numero tiene conto anche della presenza della nave Martinengo nelle acque del lago di Cipro e delle unità navali impiegate nelle missioni Atalanta e Aspides nel Mar Rosso.
Annunziata ha sottolineato che “lo scopo è mantenere attive le missioni per quanto possibile, riducendo al massimo i rischi”. La priorità rimane dunque la sicurezza del personale italiano impegnato e il continuo svolgimento delle operazioni sul campo.
Nuove missioni e contesto strategico
Nel 2024, l’Italia ha accelerato l’approvazione delle missioni militari all’estero, in particolare la missione EUNAVFOR Aspides, mirata a proteggere il traffico mercantile dagli attacchi dei ribelli Houthi nel Mar Rosso. L’operazione, di natura multidominio, coinvolge navi da guerra, velivoli di sorveglianza e unità navali di alta prontezza per garantire maggiore interoperabilità e capacità operativa nell’area.
La presenza italiana rimane strategica in un quadrante caratterizzato da molteplici focolai di crisi, dal Mediterraneo all’Indo-Pacifico, con il Mediterraneo Orientale come fulcro delle attività militari. Le missioni sono concepite per rispondere rapidamente a emergenze, grazie a nuove procedure legislative che rendono più snelle le autorizzazioni e i finanziamenti.
L’Italia, con un impegno complessivo che supera i 40 milioni di euro nel 2024 per le missioni nel Mar Rosso e zone limitrofe, continua dunque a operare con una presenza significativa nel Medioriente, bilanciando sicurezza e responsabilità internazionale.






