Washington, 29 gennaio 2026 – Un giudice federale del Minnesota ha emesso un’ordinanza che impone lo stop alla detenzione e all’espulsione dei rifugiati legalmente ammessi negli Stati Uniti, ordinando il rilascio immediato di coloro che sono attualmente trattenuti in attesa di una nuova valutazione dei loro casi. La decisione, riportata dal New York Times, rappresenta un’importante battuta d’arresto per l’operazione dell’amministrazione federale, che fino ad oggi ha coinvolto almeno 100 persone.
Minnesota, il giudice John R. Tunheim difende i diritti dei rifugiati
Il provvedimento è stato firmato dal giudice John R. Tunheim del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto del Minnesota, noto per il suo impegno nel garantire il rispetto delle libertà civili. Nella sua dettagliata opinione di 32 pagine, Tunheim ha sottolineato che i rifugiati hanno il diritto legale di trovarsi negli USA, di lavorare, di vivere in pace e soprattutto di non essere sottoposti al terrore di arresti e detenzioni senza mandato o motivo, anche nelle proprie abitazioni o durante attività quotidiane come la partecipazione a funzioni religiose o la spesa.
Il giudice ha inoltre richiamato i valori fondanti dell’America come rifugio di libertà individuali, mettendo in guardia contro ogni azione che possa trasformare questo ideale in paura e caos per i vicini e le comunità.
Le disposizioni del giudice e la condanna dell’ICE
Il giudice capo del Minnesota ha condannato l’ICE per aver violato oltre 100 ordinanze del tribunale solo nel mese di gennaio, più di quante “alcune agenzie federali ne abbiano violate in tutta la loro esistenza“.
L’amministrazione Trump ha tuttavia difeso le proprie azioni in Minnesota in un documento depositato in tribunale in un altro caso, sostenendo che l’aumento della presenza di agenti federali nello Stato è un legittimo esercizio del potere esecutivo.
Il contesto dell’operazione e le implicazioni future
L’ordinanza restrittiva temporanea blocca quindi l’azione della United States Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia federale responsabile del controllo dell’immigrazione e delle espulsioni, che aveva intensificato le operazioni di detenzione nei confronti dei rifugiati in Minnesota. L’ICE, parte del Dipartimento della Sicurezza Interna, gestisce strutture di custodia per persone sospettate di soggiornare illegalmente negli Stati Uniti, ma la recente sentenza mette in discussione la legittimità di tali pratiche quando coinvolgono rifugiati ammessi legalmente.
L’amministrazione federale, secondo le fonti, è probabile che presenti ricorso contro la decisione del giudice Tunheim, che riflette una crescente attenzione giudiziaria alla tutela dei diritti umani nell’ambito delle politiche migratorie. La sentenza si inserisce in un più ampio dibattito nazionale sul ruolo dell’ICE, le condizioni nelle strutture di detenzione e la protezione delle libertà fondamentali delle persone accolte nel Paese.






