Minneapolis, 28 gennaio 2026 – Il caso dell’uccisione di Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni, continua a suscitare dibattito e tensioni dopo i fatti avvenuti il 24 gennaio scorso a Minneapolis, dove è stato ucciso da agenti della United States Border Patrol durante un’operazione di controllo sull’immigrazione. La vicenda è al centro di nuove dichiarazioni e testimonianze che mettono in discussione la versione ufficiale fornita dalle autorità federali.
La testimonianza che smonta la versione ufficiale
Ai microfoni della Cnn, una testimone oculare ha dichiarato che Alex Pretti era calmo e non appariva affatto minaccioso nei confronti degli agenti. «Kristi Noem dice che Pretti voleva ferire e uccidere gli agenti? Assolutamente no – ha detto la donna che ha ripreso uno dei video più importanti dell’episodio –. Quella persona stava gestendo la situazione con gentilezza e sicurezza, senza mostrare alcuna minaccia». Nel video diffuso si vede Pretti con il telefono cellulare in mano, intento a filmare gli agenti, e non con una pistola come invece sostenuto dal Dipartimento della sicurezza interna. L’analisi dei filmati da parte del New York Times conferma che Pretti non impugnava un’arma negli istanti precedenti la sparatoria.
Gli agenti, dopo averlo disarmato e immobilizzato a terra con spray al peperoncino, hanno sparato almeno dieci colpi in cinque secondi, anche quando Pretti era ormai privo di movimenti. La polizia di Minneapolis ha confermato che Pretti possedeva un regolare permesso per portare armi, ma la sua famiglia e i testimoni negano che abbia opposto resistenza o che fosse pericoloso.
Il dolore e la versione della famiglia di Alex Pretti
Michael Pretti, padre di Alex, ha voluto rompere il silenzio per difendere la memoria del figlio e chiedere che venga fatta piena luce sulla vicenda. «Le bugie disgustose su nostro figlio da parte dell’amministrazione sono riprovevoli – ha scritto in una dichiarazione –. Alex era un’anima buona, un eroe che si prendeva cura dei veterani di guerra come infermiere di terapia intensiva. Il suo ultimo atto è stato proteggere una donna durante il raid».
La famiglia ha criticato la narrazione ufficiale che dipingeva Pretti come un pericoloso aggressore armato. I vicini e amici lo descrivono come una persona socievole, impegnata a sostenere la comunità e preoccupata per le azioni delle forze federali contro gli immigrati. Alex aveva partecipato alle proteste contro l’ICE a Minneapolis, spinto da un senso di giustizia verso le persone coinvolte negli arresti.
Le immagini e le testimonianze raccolte alimentano ulteriormente le proteste contro le misure anti-immigrazione e sollevano nuovi interrogativi sull’uso della forza da parte delle autorità federali in contesti civili.






