Minneapolis, 8 gennaio 2026 – Agenti federali hanno impiegato lacrimogeni per disperdere una protesta davanti al Bishop Henry Whipple Federal Building, nel centro di Minneapolis. La dimostrazione si è svolta nel contesto di una vasta operazione dell’ICE (United States Immigration and Customs Enforcement), che ha mobilitato circa 2000 agenti in città per arrestare migranti irregolari. Sul posto, una troupe della CNN ha documentato l’uso di gas lacrimogeni, che ha causato difficoltà respiratorie tra i manifestanti.
Proteste e tensioni dopo la sparatoria dell’ICE
La giornata è stata segnata da un grave episodio: un agente dell’ICE ha sparato e ucciso una donna, Renee Nicole Good, di 37 anni, durante un blitz nel centro di Minneapolis. La vittima, madre di tre figli e attivista, si trovava alla guida della sua auto quando è stata colpita da tre proiettili alla testa. Secondo il dipartimento della Homeland Security, l’agente avrebbe aperto il fuoco in autodifesa, sostenendo che la donna aveva tentato di usare il suo veicolo come arma. Tuttavia, questa versione è stata contestata dal sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che ha definito la sparatoria un uso sconsiderato della forza da parte dell’agente.
In risposta all’incidente, il sistema scolastico pubblico di Minneapolis ha deciso la chiusura di tutte le scuole per motivi di sicurezza, vista la situazione di tensione e le proteste in corso. La sparatoria ha suscitato una forte ondata di indignazione e manifestazioni di protesta sia in città sia in altre metropoli come New York.
La reazione del sindaco di Minneapolis
Il sindaco Jacob Frey non ha risparmiato dure critiche all’operato dell’ICE e degli agenti federali, invitandoli ad allontanarsi dalla città con toni forti e provocatori: “Andate fuori dalle p…”. Successivamente, Frey ha difeso il suo linguaggio, sottolineando che la vera azione incendiaria è stata l’uccisione della donna e non le sue parole. L’episodio ha provocato un acceso dibattito politico, con i conservatori che hanno criticato lo sfogo del sindaco definendolo inutile e provocatorio. Dall’altro lato, leader democratici come la deputata Ilhan Omar hanno chiesto un’indagine approfondita e imparziale sull’accaduto.
Anche a livello federale, la vicenda ha richiamato l’attenzione sull’operato dell’ICE, agenzia federale con un bilancio di circa 7,6 miliardi di dollari e oltre 20.000 dipendenti, incaricata di applicare le leggi sull’immigrazione e di condurre operazioni di contrasto all’immigrazione illegale. Le azioni dell’ICE, soprattutto in città con amministrazioni democratiche come Minneapolis, continuano a suscitare forti controversie e proteste diffuse.
Le operazioni di controllo dell’immigrazione, intensificate nell’ultimo periodo sotto la presidenza di Donald Trump, hanno portato a un’escalation di tensioni sociali e scontri, con manifestazioni che coinvolgono migliaia di cittadini e che mettono sotto pressione le autorità locali.
Minneapolis, l’FBI assume il controllo dell’inchiesta
L’FBI ha assunto la piena competenza sull’inchiesta legata alla morte di Good, sottraendo di fatto il caso alle autorità statali del Minnesota. La decisione ha aperto un acceso confronto istituzionale sulla gestione delle responsabilità e sulle modalità di accertamento dei fatti.
A confermare il cambio di scenario è stato il sovrintendente Drew Evans, secondo cui il Minnesota Bureau of Criminal Apprehension, l’agenzia del Dipartimento di Pubblica Sicurezza che normalmente si occupa dei casi di maggiore rilevanza nello Stato, è stato costretto a ritirarsi dalle attività investigative dopo il subentro delle autorità federali. Il passaggio di consegne segna una svolta significativa nell’inchiesta e riflette il livello di tensione che circonda l’intera vicenda.
Per approfondire: Chi era Renee Nicole Good, la donna uccisa dall’ICE a Minneapolis






