Copenaghen, 17 gennaio 2026 – Diverse migliaia di persone sono scese in piazza a Copenaghen per manifestare contro le intenzioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, riguardo alla Groenlandia. La protesta si inserisce in un contesto di crescente tensione geopolitica nell’Artico, dove la sovranità dell’isola autonomamente danese è posta al centro di un acceso dibattito.
Groenlandia, proteste a Copenaghen contro i piani di annessione di Trump
Secondo un giornalista AFP presente sul posto, le manifestazioni coinvolgono migliaia di cittadini danesi e groenlandesi che si oppongono all’ipotesi avanzata da Trump di acquisire la Groenlandia, una proposta che ha suscitato forte preoccupazione e sdegno. Il movimento di protesta mira a inviare un messaggio chiaro di rispetto per la democrazia e per i diritti fondamentali della popolazione groenlandese, come sottolineato dall’organizzazione Uagut, che rappresenta i groenlandesi residenti in Danimarca.
La visita a Copenaghen di una delegazione bipartisan di legislatori statunitensi, impegnata in incontri con funzionari danesi e groenlandesi, ha alimentato le tensioni. Jeff Landry, inviato speciale di Trump in Groenlandia, ha dichiarato che un accordo per l’acquisizione dell’isola dovrebbe essere raggiunto durante questa missione, ribadendo la determinazione dell’Amministrazione americana nel perseguire tale obiettivo.
Boicottaggio e reazioni politiche in Danimarca
La risposta della società civile danese non si limita alle piazze: è in atto un boicottaggio diffuso dei marchi statunitensi in Danimarca, nato come reazione collettiva alle dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia. Il movimento “Boykot varer fra USA” conta oltre 95 mila iscritti e invita a scegliere prodotti locali o europei, evitando marchi come Coca-Cola, Netflix e Amazon Prime Video, con l’intento di colpire il cosiddetto “soft power americano”. La principale catena di supermercati danese, Salling Group, ha introdotto simboli sugli scaffali per identificare i prodotti europei, rispondendo così alla crescente domanda dei consumatori.
Sul piano politico, il primo ministro danese Mette Frederiksen ha ribadito che la Groenlandia non è in vendita e che la sua difesa rappresenta un interesse comune all’interno della NATO, alla quale si sono uniti diversi alleati schierando truppe sull’isola artica. Il vicepresidente Usa, JD Vance, ha tuttavia sottolineato l’importanza strategica della Groenlandia per la sicurezza nazionale americana e mondiale, confermando la volontà di Trump di portare avanti il progetto di annessione.
Il dibattito internazionale si arricchisce inoltre di preoccupazioni da parte dell’Unione Europea, con l’Alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas che ha definito “estremamente preoccupanti” i messaggi di Trump e ha sollecitato il rispetto del diritto internazionale. Nel frattempo, emergono notizie su possibili offerte finanziarie da parte degli USA agli abitanti dell’isola, con pagamenti da 10 mila fino a 100 mila dollari a persona, come incentivo per un’eventuale separazione dalla Danimarca.
In questo quadro complesso, la Groenlandia si conferma un nodo cruciale nelle dinamiche geopolitiche dell’Artico, tra tensioni internazionali, autodeterminazione locale e strategie di potere globale.






