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Microsoft blocca uso di cloud Azure all’Idf: utilizzato per sorveglianza di massa sui palestinesi

La decisione segue un’indagine interna e pressioni da dipendenti e investitori, sollevando interrogativi su etica, privacy e responsabilità delle big tech nei conflitti armati

by Marco Andreoli
26 Settembre 2025
Il logo di Microsoft

Il logo di Microsoft | Shutterstock @JHVEPhoto - Alanews.it

Gerusalemme, 26 settembre 2025 – Microsoft ha deciso di interrompere l’accesso dell’Unità 8200 israeliana ad alcune sue tecnologie chiave impiegate per un vasto sistema di sorveglianza di massa sui palestinesi. Questa decisione, emersa in seguito a un’indagine giornalistica e a una revisione interna, segna un punto di svolta nel rapporto tra la multinazionale tecnologica e il settore militare israeliano.

Microsoft blocca cloud Azure a Idf

Secondo quanto rivelato da un’inchiesta pubblicata dal Guardian e da altre testate, l’Unità 8200, l’elite del controspionaggio tecnologico israeliano, aveva utilizzato la piattaforma cloud Azure di Microsoft per archiviare e analizzare milioni di comunicazioni telefoniche palestinesi – fino a un milione di chiamate all’ora – intercettate quotidianamente nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. L’archivio comprendeva un’enorme mole di dati, stimata in circa 8.000 terabyte, conservati in un datacenter Microsoft nei Paesi Bassi, prima di essere successivamente spostati su una piattaforma concorrente.

L’uso di Azure ha permesso all’unità militare di sfruttare la capacità quasi illimitata di archiviazione e potenza computazionale per elaborare e analizzare le intercettazioni con tecniche di intelligenza artificiale, facilitando la preparazione di attacchi aerei e altre operazioni militari. Microsoft, di fronte alle crescenti pressioni interne da parte di dipendenti e investitori, ha avviato un’indagine esterna affidata allo studio legale Covington & Burling, che ha confermato violazioni dei termini di servizio della piattaforma.

L’Unità 8200: un colosso dell’intelligence cibernetica israeliana

Fondata nel 1952, l’Unità 8200 è considerata una delle unità di intelligence tecnologica più avanzate al mondo, specializzata nella guerra elettronica, nella raccolta di segnali (SIGINT) e nella guerra cibernetica. Sotto il comando attuale di Aluf Yossi Sariel, è spesso paragonata all’americana NSA per capacità e portata. Oltre a intercettare comunicazioni e dati elettronici, l’unità ha avuto un ruolo chiave in operazioni di cyberwarfare, inclusa la creazione del malware Stuxnet in collaborazione con gli Stati Uniti, utilizzato contro il programma nucleare iraniano.

L’Unità 8200 è altresì nota per aver fondato società tecnologiche di successo come NSO Group, produttrice del controverso spyware Pegasus, impiegato per attività di sorveglianza in diversi Paesi. Tuttavia, la sua attività è oggetto di critiche da parte di gruppi per i diritti umani per la violazione della privacy e il coinvolgimento in operazioni di sorveglianza di massa, specie ai danni della popolazione palestinese.

Microsoft e le implicazioni etiche e legali

Brad Smith, vicepresidente e presidente di Microsoft, ha comunicato ai dipendenti la decisione di sospendere e disabilitare il cloud  Azure all’Unità 8200, affermando che la società non supporta né facilita la sorveglianza di massa di civili in nessun Paese. Smith ha sottolineato che questa politica è stata reiterata per più di vent’anni e si applica globalmente.

L’interruzione del servizio alle forze militari israeliane arriva in un contesto di crescente attenzione internazionale alle operazioni militari in Gaza, dove l’ONU ha accusato Israele di genocidio, accusa contestata dallo Stato ebraico ma sostenuta da diversi esperti di diritto internazionale. La decisione di Microsoft è la prima nota tra le grandi aziende tecnologiche americane a prendere un simile provvedimento, evidenziando le difficoltà etiche e legali di collaborare con entità coinvolte in conflitti armati e sorveglianza controversa.

Nonostante la sospensione di alcuni servizi, Microsoft mantiene una relazione commerciale più ampia con le Forze di Difesa israeliane (IDF), ma la vicenda solleva dubbi sul futuro uso di infrastrutture cloud estere per dati militari sensibili. Fonti interne hanno inoltre riferito che l’Unità 8200 ha già trasferito parte dei dati a un’altra piattaforma cloud, presumibilmente Amazon Web Services, ma né l’IDF né Amazon hanno rilasciato commenti al riguardo.

Tags: Conflitto Israele-HamasIDFIsraeleMicrosoftStriscia di Gaza

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