Bruxelles, 21 gennaio 2026 – La scena politica internazionale ha visto nelle ultime ore un chiaro segnale di compattezza da parte dell’Unione Europea nei confronti dell’amministrazione Trump, con un atteggiamento che si è tradotto nel silenzioso rifiuto di un confronto diretto con il presidente americano durante il vertice di Davos. L’assenza del tycoon statunitense da incontri bilaterali organizzati a Bruxelles, così come la decisione della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen di evitare un colloquio privato con Trump, rappresentano un momento emblematico nelle relazioni transatlantiche.

L’Europa unita nel silenzio diplomatico
Il pomeriggio di ieri ha confermato quanto anticipato: gli attacchi frontali di Donald Trump all’Europa non hanno trovato eco all’interno delle istituzioni comunitarie. Una scelta strategica, maturata tra i 27 leader europei e supportata dalla presidente von der Leyen, che ha preferito rinunciare a un incontro bilaterale prima di coinvolgere tutti i capi di Stato e di governo in una posizione condivisa.
La compattezza europea è emersa chiaramente anche dalla presenza di figure chiave come Emmanuel Macron, Pedro Sánchez, Mette Frederiksen, e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, oltre al leader laburista britannico Keir Starmer. Nessuno di loro ha partecipato a eventi paralleli con Trump sulle Alpi svizzere, nonostante il presidente statunitense avesse programmato un vertice sulla Groenlandia e la cerimonia per la costituzione del Board di Gaza.
Di fatto, la scelta di lasciare Trump “isolato” a Davos è stata interpretata come una mossa ben calibrata, volta a sottolineare l’esigenza europea di una nuova fase nelle relazioni con Washington, più assertiva e meno incline al dialogo accomodante.
Contromosse e prospettive europee al volere di Trump
Nonostante il nuovo attacco di Trump, arrivato a Palazzo Berlaymont, la reazione europea è stata composta e attenta. Ursula von der Leyen ha ribadito la disponibilità alla collaborazione con gli Stati Uniti, ma ha anche preannunciato massicci investimenti in Groenlandia, un tema che sarà discusso in un collegio dei commissari dedicato alla sicurezza previsto per venerdì.
In parallelo, il Consiglio Europeo straordinario, convocato per la serata, affronterà temi cruciali come i dazi commerciali, il sostegno all’Ucraina e la gestione della seconda fase del conflitto a Gaza. Il clima si preannuncia teso, con il presidente francese Macron che potrebbe rilanciare l’uso dello strumento nucleare come deterrente anti-coercizione, una proposta che non trova unanime consenso e che vede posizioni divergenti anche all’interno del governo italiano, guidato da Giorgia Meloni.
Un segnale significativo è arrivato anche dall’Eurocamera, che ha formalizzato lo stop alla ratifica dell’accordo Ue-Usa siglato a luglio, rinviandone l’approvazione finale. Questa decisione riflette una crescente diffidenza verso l’amministrazione Trump e una volontà di tutelare interessi strategici europei, in particolare riguardo alla Groenlandia, ritenuta intoccabile.
Infine, l’atteggiamento di alcuni esponenti sovranisti europei, come Jordan Bardella, testimonia un progressivo distacco dall’influenza trumpiana, con un orientamento più pragmatico e meno ideologico.
Il Regno Unito di Starmer, in particolare, rappresenta un partner sempre più vicino all’Europa, con il primo ministro britannico che ha risposto con fermezza alle provocazioni di Trump, ribadendo che “gli attacchi su Chagos e i dazi non faranno cedere Londra”.
In questo contesto, l’Europa sembra preparare un contrattacco politico e economico articolato, che va oltre la semplice protesta verbale e punta a riaffermare la sua sovranità e resilienza di fronte alle pressioni statunitensi.






