Roma, 13 gennaio 2026 – Almeno 12.000 persone, in gran parte giovani sotto i 30 anni, sono state uccise durante le proteste in Iran, in quella che viene definita come la più grave strage della storia contemporanea del Paese. La stima è stata resa nota da Iran International, un media di opposizione con base a Londra, che ha condotto un’analisi approfondita su fonti molteplici, compresi dati medici e informazioni provenienti da ambienti vicini al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano.
La repressione sanguinosa in Iran e un bilancio drammatico
Le violenze più intense si sono concentrate nelle notti tra l’8 e il 9 gennaio, quando le forze di sicurezza hanno represso con estrema durezza le manifestazioni di protesta. Video e testimonianze provenienti da diverse città mostrano scene di orrore: file di sacchi neri contenenti corpi di vittime ammassate negli ospedali e negli obitori, spesso senza più spazio per accogliere nuovi cadaveri. Le immagini diffuse documentano anche il trattamento crudele riservato ai corpi, con familiari costretti a riconoscere i propri cari tra migliaia di vittime.
Un caso emblematico è quello di Amir Ali Haydari, un ragazzo di 17 anni ucciso a Kermanshah mentre manifestava pacificamente con i compagni di scuola. Secondo il racconto del cugino, il giovane sarebbe stato colpito al cuore e finito con violenza anche dopo la morte, mentre le autorità hanno rilasciato un certificato di morte con una versione ufficiale che parla di una caduta da grande altezza. La sua vicenda è solo uno dei tanti drammatici esempi delle brutalità della repressione.
La condanna delle organizzazioni per i diritti umani e l’appello per la protezione dei minori
La situazione ha suscitato una forte reazione da parte della comunità internazionale e delle organizzazioni umanitarie. Save the Children ha espresso profonda preoccupazione per le segnalazioni che indicano come molti minorenni siano stati uccisi, feriti o detenuti durante le proteste. La Ong ha chiesto alle autorità iraniane di fermare immediatamente ogni forma di violenza contro i bambini e gli adolescenti e di rispettare gli obblighi sanciti dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dall’Iran.
Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa Orientale, ha sottolineato che i minori non devono mai essere presi di mira o puniti per aver esercitato il diritto di manifestare pacificamente e che tutti i minori detenuti devono essere rilasciati senza indugio.
Le testimonianze di medici e operatori sanitari in Iran descrivono una situazione drammatica: ospedali al collasso, mancanza di personale e materiali, con chiamate disperate che chiedono aiuto e fanno appello alla comunità internazionale affinché si intervenga.
Questi eventi si inseriscono in un contesto di forte tensione politica e sociale nella Repubblica Islamica dell’Iran, uno Stato asiatico con oltre 92 milioni di abitanti, governato da un regime teocratico sciita e caratterizzato da una storia di repressioni e conflitti interni. Le proteste attuali rappresentano una delle sfide più gravi al potere degli ayatollah, il cui regime ha risposto con una repressione che molti osservatori definiscono vera e propria guerra contro il proprio popolo.






