Oltre 3.500 obiettivi colpiti in Libano: è questo il bilancio annunciato dall’esercito israeliano dopo settimane di scontri intensi con Hezbollah. Dietro questi numeri, però, ci sono vite spezzate e città segnate dalle bombe, con la popolazione civile che paga un prezzo altissimo. Smantellare Hezbollah sembra una sfida sempre più ardua, soprattutto senza un ruolo attivo da parte dello Stato libanese. Nel frattempo, Israele spinge per una zona cuscinetto lungo il confine, ma il terreno resta minato da attacchi e manovre militari che rischiano di far saltare un equilibrio già fragile in Medio Oriente.
Attacchi israeliani in Libano: la situazione e gli aggiornamenti
L’esercito israeliano ha fatto sapere di aver preso di mira più di 3.500 obiettivi in Libano nell’ultimo mese di scontri con Hezbollah. Tutto è cominciato il 2 marzo, quando Hezbollah, appoggiato dall’Iran, ha lanciato una serie di razzi contro Israele. La risposta israeliana è stata immediata: raid aerei massicci e un’offensiva terrestre nelle zone libanesi.
Gli attacchi israeliani hanno centrato “infrastrutture terroristiche, depositi di armi, postazioni di lancio e quartier generali di comando” legati a Hezbollah, secondo quanto riferito dai militari. L’esercito parla di circa 1.000 miliziani di Hezbollah uccisi nel periodo.
Sul fronte libanese, il ministero della Salute ha aggiornato il bilancio delle vittime: dall’inizio del conflitto si contano 1.345 morti e 4.040 feriti, tra cui 1.129 uomini, 91 donne e 125 bambini. Il dramma umanitario si fa sempre più evidente nelle zone colpite. Nel frattempo, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha lanciato un avvertimento al numero due di Hezbollah, Naim Qassem, dicendo che pagherà “un prezzo altissimo” per l’aumento degli attacchi durante le festività ebraiche.
Israele propone una zona di sicurezza
Di fronte alla crescita della tensione, i vertici militari israeliani hanno ammesso che disarmare Hezbollah è impossibile senza occupare tutto il Libano. Hanno sottolineato che solo lo Stato libanese può smantellare davvero il gruppo armato.
Per questo, secondo quanto riportato da Haaretz, le Forze di Difesa israeliane stanno per presentare alla politica una proposta per creare una “zona di sicurezza” nel Libano meridionale, lungo il confine, larga circa 2-3 chilometri. Nel progetto, non sono previsti avamposti militari dentro questa fascia, e la maggior parte dei civili che vivono nei villaggi interessati verrebbe evacuata per evitare scontri diretti.
Le autorità israeliane precisano che un eventuale cessate il fuoco con l’Iran non fermerà le operazioni contro Hezbollah in Libano. L’obiettivo è chiaro: impedire ai miliziani di tornare nei villaggi della zona di sicurezza. Non è ancora deciso se tutte le case saranno abbattute o se i residenti potranno rientrare in seguito.
Secondo le stime israeliane, Hezbollah ha ancora migliaia di razzi, soprattutto a corto raggio. I soldati hanno notato pochi miliziani vicino al confine, ma hanno trovato nuove armi e infrastrutture, anche dopo l’inizio del conflitto alla fine del 2023. Questi ritrovamenti mostrano il tentativo del gruppo di riorganizzarsi e rafforzarsi.
Operazioni mirate: 15 miliziani di Hezbollah eliminati nel sud del Libano
Le Forze di Difesa israeliane hanno annunciato l’uccisione di 15 miliziani di Hezbollah nel sud del Libano. I combattenti stavano organizzando attacchi contro Israele e sono stati colti di sorpresa mentre si preparavano.
Durante l’operazione sono state sequestrate armi e granate. Questa azione fa parte degli sforzi israeliani per ridurre la capacità offensiva di Hezbollah lungo il confine.
L’episodio conferma la tensione costante lungo la linea di confine tra Israele e Libano, dove si susseguono operazioni mirate e resta alta la minaccia di un’escalation da parte del gruppo sciita. L’esercito israeliano mantiene alta la guardia per evitare nuovi attacchi e proteggere le zone più esposte.






