Beirut, 28 marzo 2026 – Prosegue con drammaticità l’escalation di violenza in Libano, dove dalla ripresa degli attacchi israeliani il 2 marzo si registrano pesanti perdite umane. Secondo il ministero della Salute libanese, almeno 1.189 persone sono state uccise e altre 3.427 ferite nei raid condotti dall’esercito israeliano contro varie zone del Paese, dati riportati da Al Jazeera.
Libano: attacchi israeliani e vittime civili
Gli ultimi raid hanno colpito duramente anche il settore dei media e quello sanitario libanese. Nel sud del Libano, un bombardamento ha causato la morte di tre giornalisti, tra cui un reporter dell’emittente televisiva Al Manar, vicina a Hezbollah, e un altro del canale filo-Hezbollah Al Mayadeen. Il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato con fermezza questi attacchi, definendoli un “crimine palese“ e una violazione delle norme del diritto internazionale umanitario. Aoun ha sottolineato che i giornalisti sono civili impegnati in un dovere professionale e devono essere protetti anche in tempo di guerra.
Parallelamente, un altro attacco ha causato la morte di almeno cinque paramedici appartenenti all’Associazione degli Scout del Messaggio Islamico, impegnati in attività umanitarie nella città di Zawtar al-Gharbiyah. L’associazione ha definito queste vittime “martiri” caduti mentre svolgevano il loro dovere in un contesto di aggressione militare.
Il ruolo di Joseph Aoun e la situazione politica
Joseph Khalil Aoun, presidente del Libano dal gennaio 2025, è una figura chiave in questa fase di crisi. Ex generale e comandante in capo delle Forze armate libanesi fino alla sua elezione presidenziale, Aoun ha sempre mantenuto una posizione ferma nella difesa della sovranità nazionale e nella lotta contro le aggressioni esterne. Nel suo discorso inaugurale, ha promesso di combattere la corruzione, le mafie e di riaffermare il diritto dello Stato libanese all’esclusivo monopolio delle armi.
Da presidente, Aoun ha anche espresso ripetutamente la volontà di liberare il Libano dall’occupazione israeliana e di promuovere la riforma politica e giudiziaria del Paese. La sua condanna degli attacchi agli operatori civili e ai giornalisti si inserisce in questo quadro di difesa degli interessi e dei diritti fondamentali del popolo libanese, duramente colpito dall’escalation bellica in corso.






