Beirut, 30 marzo 2026 – Nella mattinata odierna, un grave attacco ha colpito un veicolo della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL), causando la morte di altri due soldati della missione di pace e ferendo diversi caschi blu a bordo. La situazione di sicurezza ha inizialmente impedito il recupero immediato di due peacekeeper rimasti sul luogo dell’esplosione, ma dopo un coordinamento tra le autorità libanesi e israeliane, una squadra è stata inviata nella zona interessata per le operazioni di soccorso.
Libano: l’attacco e le vittime tra i caschi blu
Secondo quanto riferito dalla portavoce di UNIFIL, Kandice Ardiel, l’esplosione ha gravemente danneggiato il mezzo e causato ferite a numerosi militari impegnati nella missione nel sud-est del Libano. Fonti informate confermano che le due vittime sono caschi blu di nazionalità indonesiana, portando così a tre il numero totale dei soldati di UNIFIL uccisi nelle ultime ore nel contesto di un’escalation di violenza nella regione.
Non è ancora chiara la natura esatta dell’attacco, ma l’incidente si inserisce in un clima di tensione crescente lungo il confine libano-israeliano, dove nelle ultime settimane si sono registrati diversi episodi di scontri e bombardamenti. L’agenzia di stampa libanese NNA ha inoltre segnalato un raid israeliano contro un posto di blocco dell’esercito libanese ad Amiriye, a sud di Tiro, costato la vita a un soldato libanese e il ferimento di altri due.
Contesto regionale e reazioni internazionali
L’attacco contro i caschi blu giunge in un momento di forte instabilità in Medio Oriente, con un conflitto più ampio tra Iran, Israele e Stati Uniti che sta avendo ripercussioni anche in Libano. Dopo recenti azioni militari statunitensi e israeliane contro obiettivi iraniani, la situazione si è ulteriormente aggravata, con mobilitazioni di Hezbollah e crescenti tensioni lungo la Blue Line, la linea di confine monitorata da UNIFIL.
La situazione è stata commentata dalla Commissione europea, la quale ha invitato Israele a porre fine alle operazioni militari in Libano, ribadendo la necessità di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale del Paese e di attuare gli accordi di cessate il fuoco del 27 novembre 2024 e la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il portavoce dell’UE ha sottolineato la gravità della situazione umanitaria sul campo e ha esortato tutte le parti coinvolte a moderare le azioni militari per evitare un’escalation che potrebbe compromettere ulteriormente la stabilità regionale.
Israele, dal canto suo, continua a giustificare le sue operazioni come azioni di difesa contro le minacce rappresentate da Hezbollah e altri gruppi armati nel sud del Libano. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno recentemente condotto attacchi contro sistemi di difesa aerea iraniani nel nord dell’Iran, indicando un ampliamento delle operazioni militari in risposta alle tensioni crescenti.
Intanto, l’UNIFIL rimane impegnata con un contingente internazionale di oltre 10.000 militari, con l’Italia che, storicamente, ha avuto un ruolo di primo piano nella missione, fornendo comandanti e truppe. Attualmente il comando è affidato al Generale di Divisione Diodato Abagnara, che ha assunto l’incarico nel giugno 2025.






