L’Europa attraversa una fase storica in cui l’instabilità economica, la fragilità politica e le tensioni internazionali si sovrappongono senza soluzione di continuità. Il dibattito sul futuro del continente è ormai permanente, ma raramente offre lo sguardo crudo di chi la crisi non l’ha solo analizzata, bensì vissuta sulla propria pelle. In questo scenario si inseriscono le parole di Dmytro Kuleba, ex ministro degli Esteri ucraino, che in una recente intervista, concessa al podcast “Big Time” di Alessandro Tommasi, ha messo in discussione, senza alcuna cautela diplomatica, molte delle certezze su cui l’Europa ha costruito la propria sicurezza negli ultimi decenni. Il suo intervento non si limita a descrivere la guerra in Ucraina: è un test di resistenza geopolitico per l’intero continente europeo.
La fine di un’illusione: per Kuleba l’era della pace è terminata
Per Kuleba, il primo grande equivoco europeo è la convinzione che il lungo periodo di stabilità iniziato dopo la Seconda guerra mondiale sia ancora in corso. A suo giudizio, quegli ottant’anni di pace sono ormai archiviati. Non si tratta di una previsione astratta, ma di una constatazione fondata sull’evoluzione degli equilibri globali: la guerra, sostiene, non resterà confinata ai margini del continente, ma raggiungerà inevitabilmente anche il territorio dell’Unione Europea.
Alla base di questa cecità c’è un errore psicologico profondo: la convinzione che le tragedie colpiscano sempre “gli altri”. Kuleba paragona questo atteggiamento alla presunzione di chi attraversa un incrocio con il semaforo rosso pensando di essere immune dalle conseguenze. Secondo l’ex ministro, proprio questa sicurezza ingiustificata sta spingendo l’Europa verso scelte strategiche sbagliate e verso una pericolosa impreparazione.
Come ha ripetuto in numerosi interventi pubblici, per Kuleba non ci sono più margini di dubbio: “l’era della pace è finita” e il conflitto toccherà anche l’Unione Europea.
Il continente che rimanda: l’Europa e il tasto “snooze”
Per descrivere il comportamento europeo, Kuleba utilizza una delle metafore più efficaci della sua analisi: quella della sveglia. L’Europa è consapevole della minaccia, imposta l’allarme, ma quando questo suona preferisce rimandare, schiacciando il tasto “snooze” invece di alzarsi e prepararsi.
Ogni rinvio, però, avvicina il momento del panico. Arriverà, dice Kuleba, l’istante in cui non ci sarà più tempo per il caffè, per portare fuori il cane o per riorganizzare i programmi: il momento in cui si realizza che si è rimandato troppo a lungo. Questa immagine, secondo lui, fotografa perfettamente la politica europea contemporanea: consapevole dei rischi, ma incapace di reagire con la necessaria urgenza.
Nel frattempo, mentre l’Europa dorme, le altre potenze globali sono già operative e perfettamente sveglie.
Lo scossone americano: perché la svolta USA può rafforzare l’Europa
A differenza di molti leader europei, Kuleba non considera la nuova strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti una cattiva notizia. Al contrario, la definisce uno shock necessario, una svolta che costringe finalmente il continente a uscire dalle proprie illusioni.
Secondo lui, quel documento rappresenta un vero spartiacque: una rivelazione dolorosa, soprattutto per chi continuava a credere che sarebbe bastato mantenere rapporti cordiali con Donald Trump per tornare alla situazione precedente. Questo cambiamento della posizione statunitense, per Kuleba, non equivale a un abbandono dell’Europa, ma a una spinta forzata verso la maturità strategica, imponendo ai governi europei di assumersi finalmente le proprie responsabilità.
Kuleba: “La vittoria dell’Ucraina si fonderà su tre pilastri”
Nella visione di Kuleba, la vittoria dell’Ucraina non può essere misurata solo in chilometri quadrati riconquistati. Il vero successo si fonda su tre pilastri non negoziabili: l’indipendenza, la sovranità e l’identità europea del Paese.
L’Ucraina deve continuare a esistere come nazione distinta; le decisioni cruciali per il suo futuro devono essere prese a Kiev, senza imposizioni da Mosca, Bruxelles, Berlino, Roma, Parigi o Washington; e il percorso verso l’integrazione nell’Unione Europea deve rimanere irreversibile, perché rappresenta la garanzia ultima di sicurezza e prosperità.
In questa prospettiva, i territori possono essere temporaneamente perduti e un giorno recuperati. Ciò che non può essere sacrificato è l’essenza stessa della nazione. Kuleba sottolinea con orgoglio un traguardo storico: per la prima volta in dieci secoli, una generazione di ucraini non è stata sottomessa da Mosca, riuscendo là dove nessun eroe nazionale del passato era riuscito.
Il segnale che nessuno vuole vedere: cosa servirà per svegliare l’Europa
Se l’Europa continua a rimandare, cosa sarà sufficiente a provocare una vera svolta? La risposta di Kuleba è inquietante: la politica europea cambierà solo quando un primo drone non identificato colpirà un obiettivo all’interno dell’Unione. Non basterà uno sconfinamento, eventi già avvenuti e ignorati. Servirà un attacco diretto a infrastrutture strategiche, come una linea ferroviaria o un deposito militare, per generare una reale presa di coscienza.
Questa inerzia alimenta all’esterno l’immagine di un continente debole. Kuleba ricorda una frase pronunciata da un interlocutore di Singapore: “Per noi, l’Europa è musei e shopping”. E aggiunge un dettaglio amaro: la maggior parte dei prodotti in vendita, probabilmente, è “made in China”.
Non è solo una provocazione. La stessa diagnosi emerge dal recente rapporto sulla competitività firmato da Mario Draghi, che Kuleba definisce una delle menti più brillanti d’Europa. Senza un deciso rafforzamento della propria potenza economica e militare, il rischio è che l’Europa venga realmente relegata a quel ruolo marginale.
L’ultima chiamata prima del risveglio forzato
Il messaggio che arriva da Dmytro Kuleba non è un’opinione tra le tante, ma un avvertimento strategico. La più grande minaccia per l’Europa oggi non è solo esterna: è la propria tendenza a rimandare, a confidare che il tempo risolva problemi che richiedono invece scelte immediate e dolorose.
Secondo Kuleba, la procrastinazione non è neutralità: è una decisione strategica. E, così facendo, l’Europa sta scegliendo di perdere. La sveglia non continuerà a suonare all’infinito. Quando si romperà, potrebbe essere troppo tardi per rialzarsi senza conseguenze.






