Pechino, 21 gennaio 2026 – La Repubblica Popolare Cinese rilancia la sua ambizione di dominio spaziale e militare con il progetto Nantianmen, la cosiddetta “Porta del Cielo Meridionale”, una piattaforma orbitante che potrebbe trasformarsi nella prima portaerei orbitale al mondo. Il progetto, segnalato già dal 2017 e recentemente confermato da dichiarazioni ufficiali, rappresenta il tentativo cinese di consolidare la propria supremazia nello spazio vicino alla Terra, in un contesto di crescente militarizzazione orbitale.
Una portaerei orbitale e la superiorità aerospaziale
Il progetto Nantianmen, sviluppato sotto l’egida della Aviation Industry Corporation of China (AVIC) e promosso dall’analista militare Wang Mingzhi del College di Comando dell’Aeronautica del PLA, si configura come un sistema di difesa globale che combina tecnologie di avanguardia. Tra queste spiccano il volo ipersonico, la propulsione a doppia modalità aria-spazio, la furtività ottenuta tramite metamateriali e armi a energia diretta capaci di operare dallo spazio all’atmosfera. Il cuore del sistema è il vettore d’attacco orbitale Luan Niao (“cervo volante”), un colosso da 120.000 tonnellate con dimensioni di circa 242 metri di lunghezza e un’apertura alare di 684 metri, che funge da piattaforma mobile per il lancio e il recupero di veicoli suborbitali e orbitali.
Il valore strategico del Nantianmen non si limita a garantire capacità offensive e difensive integrate tra orbita e atmosfera, ma mira a trasformare lo spazio in un dominio cruciale per la sicurezza nazionale cinese, rivaleggiando con la tradizionale supremazia statunitense. Tale sistema potrebbe permettere il rapido dispiegamento di strike globali e il controllo dello spazio aereo e orbitale, superando di fatto le attuali limitazioni di lancio e recupero delle missioni spaziali.

Reazioni internazionali e la corsa alla “guerra stellare”
La rivelazione del Nantianmen ha suscitato reazioni contrastanti tra gli analisti occidentali. Se alcuni ne hanno ridimensionato la fattibilità tecnica definendolo un’“operazione psicologica” per spingere gli Stati Uniti a investire eccessivamente nella difesa spaziale, altri riconoscono che Pechino sta anticipando le questioni fondamentali per la futura guerra nello spazio. La portata del progetto si inserisce nel più ampio contesto della militarizzazione dello spazio, tema centrale nelle strategie NATO che, già dal 2019, definiscono il dominio spaziale come cruciale per la sicurezza collettiva degli Alleati.
La “Porta del Cielo Meridionale” rappresenta quindi la sfida più audace della competizione spaziale tra superpotenze, accostandosi per portata e ambizione ai programmi di difesa orbitale statunitensi come il vecchio progetto Star Wars o le iniziative recenti denominate Golden Dome. Nel frattempo, la Cina continua a rafforzare il proprio arsenale militare, come dimostrato dalle parate di Pechino negli ultimi anni, in cui sono stati mostrati missili ipersonici, droni stealth e laser antisatelliti progettati per assicurare una supremazia globale, sia in ambito terrestre che spaziale.
Il progetto Nantianmen si aggiunge così a un quadro in cui la Repubblica Popolare, sotto la guida di Xi Jinping, manifesta apertamente la volontà di porsi come potenza globale, non solo attraverso la forza economica, ma anche con capacità militari senza precedenti nell’era spaziale.






