Bruxelles, 9 gennaio 2026 – La questione della Groenlandia continua a suscitare attenzione tra gli alleati della Nato, che stanno valutando un possibile rafforzamento della presenza militare nell’Artico. Nel corso delle recenti riunioni del Consiglio Atlantico e del Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione Europea, la Danimarca ha fornito aggiornamenti sul dossier legato alla sicurezza dell’isola, che presenta caratteristiche geopolitiche e giuridiche complesse.

La sicurezza artica come interesse comune
Durante l’incontro Nato, è stato sottolineato come la sicurezza nell’Artico rappresenti un interesse “d’interesse comune” per gli alleati, suggerendo la necessità di un maggior impegno operativo in quella regione. Si è così prospettata l’ipotesi di una missione simile a quella attuata nel Baltico e sul fianco est, definita provvisoriamente come “sentinella artica”. Tale iniziativa potrebbe prevedere un incremento dei pattugliamenti, esercitazioni congiunte e l’impiego di mezzi dedicati per una cooperazione militare rafforzata.
Il generale Alexus Grynkewich, Comandante Supremo delle forze alleate, ha contribuito a tranquillizzare gli animi dichiarando da Helsinki che “al momento siamo ben lontani da una crisi”. Inoltre, la Danimarca ha chiarito che la questione rimane “bilaterale” tra Copenaghen e gli Stati Uniti, con un incontro già programmato per la prossima settimana tra rappresentanti danesi e il segretario di Stato americano Marco Rubio.
Status giuridico della Groenlandia e implicazioni politiche
La Groenlandia si trova in una posizione particolare: pur essendo parte del Regno di Danimarca, che è membro sia dell’Unione Europea sia della Nato, l’isola gode di ampi margini di autonomia e non fa parte dell’UE da quando nel 1985 ha optato per uno status di territorio associato. Questa condizione ha generato dubbi a Bruxelles sull’applicabilità dell’articolo 47.2 dei Trattati europei, che prevede la mutua difesa in caso di attacco, alla Groenlandia stessa.
Di conseguenza, la decisione su un eventuale coinvolgimento diretto degli alleati spetta principalmente a Copenaghen. Se la Danimarca dovesse richiedere supporto, la Nato potrebbe intervenire; in caso contrario, la gestione resterebbe autonoma, con possibili trattative bilaterali tra Danimarca e Stati Uniti. L’Unione Europea, dal canto suo, potrebbe eventualmente proporre un coinvolgimento multilaterale tramite missioni civili o di polizia, ma finora non ha ricevuto alcuna richiesta in tal senso.
Le posizioni italiane e le dinamiche USA
La presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha espresso una valutazione cauta ma chiara: “Non credo nell’ipotesi che gli Stati Uniti avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei e che non converrebbe a nessuno”. Questa posizione è condivisa anche a livello europeo, dove si teme però la possibilità di campagne di disinformazione o tentativi di influenza sulla popolazione groenlandese, fenomeni che prima dell’era Trump erano impensabili.
Proprio per contrastare le preoccupazioni emerse, la Nato sembra orientata a rafforzare la propria presenza nell’Artico con una sentinella, un segnale di deterrenza volto a disinnescare le tensioni alimentate dalle dichiarazioni statunitensi sulla sicurezza nazionale. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e il segretario di Stato americano Marco Rubio hanno recentemente discusso non solo della guerra in Ucraina, ma anche della sicurezza artica, sottolineando l’importanza strategica dell’area.
In questo contesto, la proposta di una missione Nato in Groenlandia assume un ruolo cruciale per la stabilità e la sicurezza del continente europeo e dell’area artica, mentre gli scenari politici e militari continuano a evolversi con attenzione da parte degli alleati.






