New York, 20 febbraio 2026 – La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una sentenza decisiva respingendo l’autorità del presidente Donald Trump di imporre i dazi doganali utilizzando l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge che Trump aveva citato per giustificare l’introduzione dei dazi nel cosiddetto “Liberation Day”. La decisione è stata presa con una maggioranza di sei giudici contro tre, sottolineando che l’uso di questa norma per imporre tariffe è incostituzionale, in quanto la competenza esclusiva in materia di dazi spetta al Congresso.
La sentenza della Corte Suprema sui dazi
Secondo la Corte Suprema, l’International Emergency Economic Powers Act, approvata negli anni Settanta per limitare i poteri presidenziali in ambito di sicurezza nazionale, non concede al presidente l’autorità di imporre dazi doganali. La legge, infatti, permette di affrontare minacce straordinarie in caso di emergenza nazionale, incluso il controllo sull’importazione di beni esteri, ma non menziona esplicitamente i dazi, che costituiscono una prerogativa legislativa del Congresso. La sentenza rappresenta un’importante limitazione alle pretese di estendere i poteri esecutivi in materia commerciale e sottolinea il ruolo centrale del Parlamento in questa materia.
La sentenza ha evidenziato una spaccatura interna nella Corte stessa: tre giudici conservatori, Amy Coney Barrett, Neil M. Gorsuch e il presidente John Roberts, hanno votato contro le tariffe, allineandosi con i tre giudici liberal, mentre Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh si sono espressi a favore delle tariffe.
Reazioni politiche negli Stati Uniti
Per il leader dei democratici in Senato, Chuck Schumer, la decisione rappresenta «una vittoria per i portafogli degli americani». Schumer ha sottolineato l’importanza di questa sentenza nel tutelare gli interessi dei consumatori statunitensi, penalizzati da tariffe che avevano inciso negativamente sul costo della vita e sulla stabilità economica.
Dal fronte opposto, il presidente Donald Trump ha definito la sentenza della Corte Suprema sui dazi «una vergogna». Secondo quanto riportato dalla Cnn, Trump ha anche assicurato di avere un «piano di riserva» per rispondere alle conseguenze della decisione della Corte Suprema.
L’Unione Europea attende chiarimenti sui dazi
A Bruxelles, la Commissione Europea ha preso atto della sentenza della Corte Suprema con attenzione e ha espresso la volontà di chiarire con l’amministrazione statunitense le prossime mosse in tema di dazi. Un portavoce ha dichiarato che «le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali» e ha ribadito il sostegno a tariffe basse, auspicando una riduzione delle stesse. L’attenzione europea è rivolta a garantire un quadro commerciale stabile che eviti tensioni e incertezze che potrebbero danneggiare l’economia globale.
Nuovi dazi e sentenza della Corte Suprema: la strategia di Trump
Donald Trump ha dichiarato che il 5 aprile entreranno in vigore nuovi dazi minimi del 10% sulle importazioni straniere, con aliquote più elevate, fino al 46%, per i cosiddetti “worst offenders”, ovvero i 60 Paesi considerati i maggiori trasgressori nelle pratiche commerciali con gli Stati Uniti. Tra i Paesi maggiormente colpiti figurano Vietnam (46%), Tailandia (36%), Taiwan (32%), Indonesia (32%), Svizzera (31%) e India (26%). Per quanto riguarda l’Unione Europea, i dazi saranno pari al 20%, mentre quelli applicati al Regno Unito saranno del 10%.
La decisione della Corte Suprema ha rappresentato una svolta importante per l’amministrazione Trump. Il presidente ha spiegato che la sentenza gli conferisce maggiore potere nella gestione delle tariffe, consentendogli di adottare una linea più decisa e meno incline a compromessi: “Volevo fare il bravo ragazzo, ma adesso intraprenderò un’altra strada”, ha affermato.
Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, i dazi di base al 10% saranno applicati dal 5 aprile, mentre quelli più severi entreranno in vigore dal 9 aprile. Queste nuove tariffe si aggiungeranno a quelle già in vigore, come il 25% sulle automobili straniere, e interesseranno anche acciaio e alluminio, sebbene questi ultimi settori siano esclusi dai dazi reciproci appena annunciati.
Implicazioni economiche e politiche della decisione
Sebbene la Corte Suprema abbia respinto la base legale impiegata da Trump, i dazi stessi, introdotti durante la sua amministrazione, sono stati considerati un successo economico, contribuendo a una significativa riduzione del deficit commerciale statunitense, sceso a 29,4 miliardi di dollari a ottobre 2025, il livello più basso dal 2009. Tale risultato ha smentito molte previsioni catastrofiche degli economisti contrari ai dazi, mentre alcuni paesi partner come Messico, Giappone, Germania e Italia hanno registrato addirittura una ripresa delle esportazioni.
Tuttavia, la sentenza apre una fase di incertezza sul futuro dei dazi e sull’estensione dei poteri presidenziali in materia commerciale. La Corte Suprema ha già bocciato in precedenza simili tentativi di Trump di estendere il proprio potere, e la decisione odierna potrebbe portare a una revisione o a un possibile annullamento dei dazi imposti, con importanti ripercussioni sugli accordi commerciali internazionali e sulle entrate governative legate ai dazi. Inoltre, resta da vedere come il Congresso potrà intervenire per regolamentare o legittimare l’uso di tali misure in futuro.






