Washington, 21 febbraio 2026 – I dazi imposti dal presidente Donald Trump sono illegali perché adottati senza l’autorizzazione del Congresso. Lo ha stabilito la Corte Suprema degli Stati Uniti, infliggendo al capo della Casa Bianca la più grave sconfitta politica dall’inizio del suo secondo mandato e aprendo un fronte che potrebbe pesare sulle elezioni di midterm di novembre.
Le tariffe annunciate il 2 aprile dello scorso anno violano la legge: il governo dovrebbe quindi restituire oltre 130 miliardi di dollari già incassati. Trump ha definito la decisione “una vergogna“, accusando i giudici di essere influenzati da potenze straniere. Subito dopo ha annunciato un nuovo dazio globale del 10%, basato su una normativa diversa, e l’avvio di ulteriori provvedimenti. “Forse la Corte Suprema non lo voleva, ma così ha fatto chiarezza“, ha dichiarato.
Dazi Trump, la sentenza e il nodo dei rimborsi
Il presidente Trump aveva invocato l’International Emergency Economic Powers Act del 1977, sostenendo che i deficit commerciali rappresentassero un’emergenza nazionale e che ciò gli conferisse l’autorità di imporre i dazi poi modificati in base agli accordi con i singoli Paesi.
La Corte Suprema ha respinto questa interpretazione con una decisione presa a maggioranza (sei giudici contro tre). Il presidente della Corte, John Roberts, autore della sentenza di oltre venti pagine, ha scritto che il capo dello Stato, il Presidente Donald Trump, per esercitare un potere così ampio e unilaterale in materia tariffaria, deve indicare una chiara autorizzazione del Congresso.
Senza il via libera del Parlamento, dunque, tutte le tariffe risultano illegali. I tre giudici dissenzienti hanno evidenziato il caos legato ai fondi già riscossi — oltre 133 miliardi di dollari, in parte già spesi, ad esempio per compensare gli agricoltori penalizzati — e la Corte non ha stabilito come il governo dovrà gestirli, demandando la questione ai tribunali inferiori ma aprendo alla possibilità di rimborsi.
Nuove tariffe e rischio di battaglie legali
Il rappresentante per il commercio Greer aveva anticipato che, in caso di sconfitta, l’amministrazione avrebbe fatto ricorso ad altre leggi per reintrodurre i dazi. Trump ha quindi annunciato un’immediata tariffa globale del 10% richiamando la Section 122 del Trade Act, oltre all’uso della Section 301 per ulteriori misure.
La prima norma prevede però un limite di 150 giorni, mentre la seconda richiede indagini sulle pratiche commerciali ritenute ingiuste, con tempi che possono protrarsi per mesi. Non è chiaro se questi strumenti saranno sufficienti a coprire le tariffe annullate e a reggere alle nuove cause legali che verranno presentate, anche alla luce della richiesta della Corte di un’autorizzazione esplicita del Congresso per iniziative di tale portata. Si prospettano quindi anni di contenziosi.
La decisione contro i dazi rappresenta un duro colpo per Trump, aggravato dal dato sul Pil cresciuto solo dell’1,4% nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, e rischia di pesare sulle prossime elezioni di midterm.






