Pechino, 16 gennaio 2026 – L’analisi più recente del Royal United Service Institute (RUSI) evidenzia come la Repubblica Popolare Cinese (RPC) abbia compiuto un balzo straordinario nella produzione di aerei da combattimento, superando nettamente la Russia in termini numerici e tecnologici. Nel contesto geopolitico attuale, dove la forza aerea rappresenta un elemento cruciale di potere militare, l’ascesa della People’s Liberation Army Air Force (PLAAF) è un segnale inequivocabile dell’ambizione cinese di sfidare la supremazia occidentale, soprattutto quella statunitense, nella regione indo-pacifica e oltre.
I caccia della Cina: numeri da record
Gli ultimi cinque anni hanno visto un’accelerazione senza precedenti nella produzione di caccia di quarta e quinta generazione da parte della Cina. Nel 2020, la PLAAF disponeva di circa 50 caccia J-20 di quinta generazione, considerati allora tecnologicamente ancora in fase di maturazione, e tra 90 e 100 J-16, velivoli di quarta generazione derivati dal modello russo Su-30 Flanker. Da allora, le linee di produzione di Chengdu e Shenyang hanno incrementato la loro capacità fino a raggiungere, nel 2025, una produzione annuale stimata di 120 J-20A modernizzati e biposto J-20S, oltre a 40-50 J-16 all’anno.
Secondo stime open source aggiornate, a metà 2025 la PLAAF ha schierato circa 300 J-20 operativi in almeno 13 reggimenti, con altri esemplari in fase di consegna. Parallelamente, più di 450 J-16 sono entrati in servizio, consolidando così la flotta di caccia pesanti cinese. Se questa tendenza produttiva si manterrà costante, entro il 2030 la PLAAF potrebbe disporre di circa 1000 J-20 (nelle varianti A e S) e 900 J-16, una forza senza precedenti nella regione.
Il J-10C, una versione avanzata del caccia medio/pesante J-10, si appresta a superare i 300 esemplari in servizio entro il 2025, affiancandosi a circa 250 unità delle versioni precedenti J-10A/B. Dotato di radar AESA, datalink satellitare e munizioni aria-aria moderne come il missile PL-15 per ingaggi BVR, il J-10C rappresenta un salto qualitativo significativo rispetto alle generazioni precedenti.
Non meno rilevante è la produzione di velivoli specializzati per la guerra elettronica, come le versioni terrestri e imbarcate del J-16, che si avvicinano alla capacità del modello statunitense EA-18G Growler, grazie a sensori interni e pod esterni dedicati.

Innovazione e formazione: le nuove sfide cinesi
Oltre alla produzione in serie, la Cina investe in ricerca aeronautica avanzata con i dimostratori JH-36, un bombardiere medio ad ala volante trimotore, e il J-50, un dimostratore tecnologico di caccia di sesta generazione con design stealth e senza piani verticali, che richiama la configurazione della F-22 statunitense.
L’addestramento dei piloti ha subito una trasformazione profonda: negli ultimi cinque anni la PLAAF si è allineata agli standard occidentali, privilegiando esercitazioni realistiche e tattiche dinamiche, abbandonando le rigide procedure di origine sovietica. Questo cambiamento è stato facilitato dall’esperienza maturata in competizioni aeree internazionali e dall’ingresso di istruttori con background occidentale.
La potenza aeronautica cinese nel contesto regionale
La forza aerea cinese è oggi supportata da una rete estesa di sensori e piattaforme di comando e controllo a lungo raggio, come i velivoli AEW&C KJ-500 e KJ-600, e da capacità ISR satellitari in rapida espansione. Questa integrazione permette di proiettare potenza ben oltre il continente asiatico, arrivando a minacciare anche avamposti statunitensi come l’isola di Guam.
Tuttavia, nonostante questi progressi impressionanti, la Cina non ha ancora accumulato una reale esperienza di combattimento aerea su vasta scala, un elemento che rimane cruciale per la piena efficacia operativa di un’arma aerea moderna. Resta da vedere come questi numeri e capacità si tradurranno in capacità operative in scenari di conflitto reale, tenendo conto anche delle sfide geopolitiche e strategiche che la Cina deve affrontare nella regione e nel mondo.






