New York, 13 gennaio 2026 – In un contesto di crescenti tensioni politiche e istituzionali negli Stati Uniti, il presidente della Federal Reserve (Fed), Jerome Powell, continua a ricevere sostegno da figure di spicco del settore finanziario internazionale e da vertici delle principali banche centrali mondiali. Nel frattempo, il suo mandato e la sua indipendenza sono al centro di un acceso dibattito dopo le recenti azioni legali e le critiche mosse dall’amministrazione del presidente Donald Trump.
Il sostegno alla Fed e a Jerome Powell: appelli per l’indipendenza
Durante la conference call post-risultati trimestrali di JPMorgan, l’amministratore delegato Jamie Dimon ha espresso “enorme rispetto per Jay Powell” sottolineando l’importanza dell’indipendenza della Federal Reserve. “Qualsiasi cosa che la indebolisca probabilmente non è una grande idea”, ha dichiarato Dimon, rivolgendosi alle implicazioni politiche e di mercato derivanti dalle recenti controversie.
Parallelamente, un comunicato congiunto mai visto prima ha visto l’adesione dei presidenti e governatori delle principali banche centrali, fra cui la Banca Centrale Europea (BCE) e la Bank of England (BoE), che hanno espresso “piena solidarietà al Federal Reserve System e al suo presidente Jerome H. Powell”. Nel testo, firmato da Christine Lagarde, Andrew Bailey e altri leader di istituzioni monetarie globali, si ribadisce che “l’indipendenza delle banche centrali è un pilastro fondamentale della stabilità dei prezzi, finanziaria ed economica” e che è “fondamentale preservare tale indipendenza nel pieno rispetto dello stato di diritto e della responsabilità democratica”.
Il contesto politico e le tensioni con l’amministrazione Trump
Il sostegno alla Fed arriva in un momento di forte frizione con la Casa Bianca di Donald Trump, che ha intrapreso un’azione legale senza precedenti contro Powell, accusato da alcuni ambienti governativi di inadeguatezza nel suo mandato. Questa mossa ha scatenato reazioni critiche anche da parte del board editoriale del Wall Street Journal, che ha definito “un fiasco” il tentativo di incriminare Powell e ha invitato Trump a licenziare i responsabili di questa controversia, definendo l’azione politica “da sprovveduti” e “irrilevante per gli elettori” in vista delle elezioni di midterm di novembre.
Secondo gli analisti e lo stesso Powell, la controversia rappresenta un tentativo di “intimidazione politica” in risposta alle decisioni della Federal Reserve di mantenere una politica monetaria indipendente e basata sui dati economici, non sulle pressioni della politica. Powell ha sottolineato che “la Fed fissa i tassi d’interesse sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, piuttosto che seguire le preferenze del presidente”, evidenziando il rischio che la politica monetaria possa essere “diretta dalle pressioni politiche o dalle intimidazioni”.
Jerome Powell, profilo e mandato al vertice della Fed
Jerome Hayden Powell, nato a Washington il 4 febbraio 1953, è il 16º presidente della Federal Reserve, in carica dal 5 febbraio 2018 dopo la nomina da parte di Donald Trump. Con un background da avvocato e banchiere, Powell è noto per il suo impegno nell’indipendenza della banca centrale e nella normalizzazione della politica monetaria dopo anni di stimoli economici eccezionali. È il primo presidente della Fed negli ultimi trent’anni senza un dottorato in economia, con una carriera che include esperienze nel settore privato e pubblico, tra cui il Dipartimento del Tesoro e ruoli in importanti società di investimento.
Il suo mandato, in scadenza fra pochi mesi, è al centro di un dibattito particolarmente acceso in un momento in cui le decisioni della Federal Reserve influiscono direttamente sulle prospettive di crescita e stabilità economica degli Stati Uniti, alle prese con dinamiche complesse nel mercato del lavoro e nella politica monetaria.






