Bruxelles, 29 gennaio 2026 – I ministri degli Esteri dell’Unione Europea si apprestano a decidere l’inserimento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Ue. La decisione segue la dura repressione delle proteste di massa in Iran, un fenomeno che ha suscitato dure condanne a livello internazionale.
La posizione dell’Unione Europea sui pasdaran
L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha dichiarato prima della riunione dei ministri a Bruxelles: “Se agisci come un terrorista, dovresti anche essere trattato come un terrorista“. Un’affermazione netta che sottolinea l’intenzione dell’Unione di adottare misure più severe contro i pasdaran, il potente corpo paramilitare iraniano.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, noto anche come pasdaran, è un organismo militare istituito dopo la rivoluzione iraniana del 1979, con il compito di proteggere il regime della Guida Suprema. Con oltre 210.000 uomini, dispone di proprie forze terrestri, navali e aeree, oltre a una milizia volontaria, i Basij, fortemente legati all’ideologia del regime.
Kallas: “L’Ue inserirà la Russia nella “lista nera” del riciclaggio”
Kallas ha poi dichiarato che l’Unione europea si prepara a inserire la Russia nell’elenco dei Paesi considerati ad alto rischio per il riciclaggio di denaro. La decisione, ha spiegato, è legata all’uso sistematico di canali finanziari opachi da parte di Mosca per sostenere lo sforzo bellico.
Kallas ha espresso forte scetticismo anche sui colloqui in corso ad Abu Dhabi, sottolineando come la delegazione russa sia composta esclusivamente da rappresentanti militari privi di un reale mandato negoziale. Un segnale che, secondo Bruxelles, conferma la mancanza di una volontà autentica di arrivare a una soluzione pacifica del conflitto. “Non è un atteggiamento serio”, ha rimarcato, ribaltando l’idea che i negoziati possano indicare un’apertura da parte del Cremlino.
Kallas frena sull’esercito Ue: “Impossibile immaginare una forza separata”
L’idea di un esercito europeo autonomo non convince l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, che esclude la possibilità che gli Stati membri decidano di dotarsi di una forza armata separata rispetto a quelle nazionali. A suo avviso, il punto di partenza resta l’esistenza degli eserciti dei singoli Paesi, molti dei quali già integrati nelle strutture della Nato.
Interpellata dai cronisti a margine del Consiglio Affari Esteri, Kallas ha sottolineato che la sfida non è creare nuovi apparati, ma capire come rendere più efficace ciò che già esiste. In ambito militare, ha spiegato, è indispensabile una catena di comando chiara e immediatamente comprensibile, capace di funzionare senza ambiguità nei momenti di crisi, quando deve essere evidente chi impartisce gli ordini e chi li esegue.
La creazione di strutture parallele, secondo l’Alto rappresentante, rischierebbe invece di produrre l’effetto opposto, generando confusione e indebolendo la capacità decisionale. In contesti complessi e delicati, ha avvertito, la sovrapposizione di livelli di comando potrebbe far sì che gli ordini non vengano recepiti o restino inattuati.
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