8 gennaio 2026 – Un clima di tensione si respira nel campo profughi di Aida, situato nei pressi di Betlemme, dove le autorità di Israele hanno annunciato la demolizione di un importante campo da calcio. Lo spazio, unico luogo di svago e gioco per molti giovani palestinesi, è al centro di un appello accorato rivolto alla Fifa e alla Uefa, affinché intervengano per impedirne la cancellazione.
Il valore simbolico del campo da calcio di Aida
Il campo da calcio vicino alla tendopoli di Aida rappresenta per i giovani palestinesi molto più di un semplice luogo sportivo. Come si legge nell’appello firmato dai “bambini del campo rifugiati di Aida”, insieme al Centro per ragazzi di Aida e all’organizzazione Avaaz, quel campo è “tutto per noi. Qui ci alleniamo, ci divertiamo, ci sentiamo davvero bambini”. Per questi giovani, il calcio è una valvola di sfogo che permette di dimenticare, anche solo per un momento, “l’odio e la violenza” che caratterizzano la loro quotidianità. Ogni giorno, centinaia di ragazzi si allenano nella scuola calcio del Centro per ragazzi di Aida, trovando in quel luogo un rifugio tra “le frequenti incursioni militari israeliane, lacrimogeni, pallottole vere e di gomma”.
Le autorità israeliane, tuttavia, minacciano di avviare la demolizione imminente del campo, un’azione che potrebbe privare questi giovani di uno spazio simbolico di libertà all’interno di quella che definiscono una “prigione a cielo aperto”.
L’appello a Fifa e Uefa e la mobilitazione globale
Per difendere il diritto al gioco, i ragazzi di Aida si rivolgono direttamente a Gianni Infantino, presidente della Fifa, e a Aleksander Čeferin, presidente della Uefa, chiedendo un intervento urgente per fermare la demolizione: “Il calcio è per tutti”. L’appello ha già raccolto quasi 300 mila firme in pochi giorni, diventando virale sul web. I giovani sperano di ottenere il sostegno non solo degli attivisti per la causa palestinese ma anche di tifosi, calciatori e atleti di tutto il mondo, affinché il loro grido non resti inascoltato.
La vicenda si inserisce in un contesto internazionale complesso, dove le tensioni tra Israele e Palestina continuano a influenzare la vita quotidiana delle popolazioni locali, e dove il calcio, sport globale e unificante, diventa anche strumento di protesta e speranza.






