Tel Aviv, 28 febbraio 2026 – La situazione in Medio Oriente si fa sempre più tesa e incerta dopo gli attacchi aerei coordinati tra Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani, che avrebbero provocato gravi perdite all’interno dell’apparato militare e politico della Repubblica islamica. Tra le notizie più rilevanti e ancora da confermare vi è la possibile morte della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, un evento di portata storica per la regione e la politica globale.
La possibile morte di Ali Khamenei e le reazioni israeliane
Un alto funzionario israeliano ha rilasciato dichiarazioni a Channel 1 in cui ha affermato che “rimarremmo scioccati se Khamenei apparisse in diretta”, aggiungendo che secondo la valutazione israeliana la guida suprema iraniana “non è più tra noi”, anche se si attende una conferma definitiva. Inoltre, fonti di sicurezza israeliane riportate da Channel 12 indicano che negli attacchi sarebbero stati uccisi anche figure chiave vicine a Khamenei, come Ali Shamkhani, consigliere molto influente e uomo chiave nel programma nucleare iraniano, e che l’azione militare ha preso di mira direttamente sia Khamenei che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
Questi sviluppi si inseriscono in un contesto di attacchi diffusi su “centinaia di obiettivi” nell’Iran occidentale, come dichiarato dall’IDF (Forze di Difesa Israeliane), con conseguenze gravissime sia per le strutture militari che per quelle civili. Tra le vittime civili si segnala un raid che ha colpito una scuola elementare femminile a Minab, nella provincia di Hormozgan, causando almeno 40 morti e 45 feriti, secondo quanto riferito dalle autorità di Teheran.
L’escalation militare e diplomatica in Medio Oriente
L’attacco congiunto USA-Israele all’alba ha scatenato una pronta reazione da parte dell’Iran, che ha risposto colpendo basi militari americane in più paesi del Golfo Persico. Un missile balistico iraniano ha colpito la città israeliana di Beer Sheva, provocando devastazioni e sette feriti, a causa di un malfunzionamento del sistema di intercettazione anti-missile israeliano. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato l’attacco sostenendo che è stato diretto contro un sito Microsoft, accusato di collaborare con l’esercito israeliano.
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha avvertito che “non sarà una guerra lampo, durerà giorni”, mentre la Russia ha condannato gli attacchi come “atti di aggressione armata pianificati e immotivati contro uno Stato sovrano”, sottolineando il rischio per la stabilità regionale e globale. Anche l’Unione Europea mantiene alta la guardia, con la missione navale Aspides in stato di massima allerta nel Mar Rosso per garantire la sicurezza delle rotte marittime.
La posizione di Trump
Da Washington, il presidente Donald Trump ha annunciato che deciderà entro 15 giorni se procedere con un intervento militare diretto in Iran, lasciando aperta la porta a negoziati diplomatici. La Casa Bianca conferma che i contatti con Teheran non si sono interrotti, nonostante la tensione sul campo. Trump ha ribadito che la sua priorità è impedire che l’Iran si doti dell’arma nucleare, sottolineando che il Paese potrebbe completarne la fabbricazione in appena due settimane, qualora la guida suprema decidesse di procedere in tal senso.
Questo quadro di crisi si colloca in un momento delicato per la leadership iraniana, con il presidente Masoud Pezeshkian, esponente riformista eletto nel 2024, che deve affrontare una situazione di grande instabilità politica e militare. La possibile scomparsa di Khamenei aprirebbe una complessa fase di transizione e contendibilità del potere.
La comunità internazionale osserva con preoccupazione l’evolversi degli eventi, mentre le autorità israeliane e americane attendono ulteriori conferme sulle condizioni di Khamenei e sugli sviluppi sul terreno.






