Parigi, 23 gennaio 2026 – Un duro scontro verbale tra l’Iran e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è consumato oggi a seguito delle recenti critiche di quest’ultimo sulla repressione delle proteste in Iran. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha risposto con toni fortemente polemici alle dichiarazioni del leader ucraino, definendolo un “pagliaccio disorientato”.
La critica di Zelensky sulle proteste iraniane
Durante un discorso al World Economic Forum di Davos, Zelensky aveva condannato la violenta repressione delle manifestazioni antigovernative che hanno recentemente scosso l’Iran, causando migliaia di morti. Il presidente ucraino aveva affermato che “il mondo non ha fatto abbastanza per aiutare il popolo iraniano” e si era chiesto: “Cosa ne sarà dell’Iran dopo questo bagno di sangue?” Sottolineando che se il regime iraniano dovesse sopravvivere, invierebbe un messaggio inquietante a tutti i regimi autoritari, legittimando la violenza per mantenere il potere.

La replica di Abbas Araghchi
Immediata la reazione di Abbas Araghchi, che ha risposto via social network X (ex Twitter), definendo Zelensky “un pagliaccio goffo“, con un chiaro riferimento al passato da comico del presidente ucraino. Araghchi ha inoltre sottolineato che l’Iran non ha bisogno di aiuti esterni per difendersi, a differenza dell’esercito ucraino, “sostenuto dall’estero e infestato da mercenari“.
Il ministro iraniano, in carica dal 21 agosto 2024, è noto per la sua esperienza diplomatica, avendo negoziato in passato sul programma nucleare iraniano. Il suo attuale ruolo gli conferisce una posizione di rilievo nelle relazioni internazionali del Paese, che continua a negare le accuse occidentali di fornire supporto militare alla Russia nel conflitto ucraino.
Il contesto del conflitto ucraino
Intanto, sul fronte ucraino, la situazione militare resta critica. La controffensiva lanciata da Kiev a giugno 2025 è stata definita “primitiva e brutale“, con pesanti perdite tra le truppe ucraine, come raccontato da soldati feriti e testimoni diretti dal fronte di Zaporizhzhia. L’esercito ucraino, forte di 800 mila uomini, continua a fronteggiare un avversario russo ampiamente superiore in numero e armamenti, mentre Zelensky insiste sulla necessità di un robusto contingente di pace europeo per garantire la sicurezza del Paese.
Nel frattempo, il presidente ucraino continua a chiedere maggior supporto internazionale, denunciando l’insufficienza degli aiuti finora forniti all’Iran e all’Ucraina stessa, e invitando l’Europa a “prendersi cura di sé” per giocare un ruolo decisivo nella risoluzione del conflitto.






