Teheran, 13 marzo 2026 – Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha emesso un severo avvertimento in vista delle possibili nuove proteste contro il governo in Iran. In una dichiarazione televisiva, il corpo paramilitare ha promesso una risposta ancora più dura rispetto a quella messa in atto durante le proteste di gennaio, quando diverse migliaia di manifestanti persero la vita.
Iran, l’avvertimento dei Guardiani della Rivoluzione: risposta più dura alle proteste
Il portavoce delle Guardie della Rivoluzione, conosciute anche come Pasdaran, ha denunciato il tentativo del cosiddetto “nemico” di seminare il terrore e fomentare disordini nel Paese, dopo il fallimento delle sue strategie militari. L’IRGC ha chiarito che in caso di ulteriori rivolte la reazione sarà “ancora più devastante” di quella dell’8 gennaio, in cui si registrarono centinaia di morti. Questa forza paramilitare, istituita subito dopo la rivoluzione iraniana del 1979, gioca un ruolo cruciale nella sicurezza nazionale e nella repressione di opposizioni interne, contando oggi circa 210.000 membri tra esercito, marina, aviazione e milizie volontarie.
Le dichiarazioni di Donald Trump e le esplosioni a Teheran
Nelle stesse ore, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato su Truth, la sua piattaforma social, una serie di affermazioni bellicose contro l’Iran. Trump ha definito le autorità iraniane “canaglie” responsabili di aver ucciso persone innocenti per 47 anni, aggiungendo che “ora è un onore per me ucciderli”. Il tycoon ha inoltre rivendicato la distruzione militare e economica del regime iraniano, affermando di disporre di “una potenza di fuoco senza pari” e di “munizioni illimitate”.
Parallelamente, i media iraniani hanno riportato numerose esplosioni nella capitale Teheran, attribuite ad attacchi israelo-statunitensi. L’intensità degli scoppi è stata tale da far tremare le abitazioni dei residenti, anche se finora non sono stati diffusi dettagli sulle conseguenze o vittime.
Questi sviluppi segnano un’escalation nelle tensioni regionali, con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione impegnato a contrastare le pressioni interne e internazionali in un contesto già altamente instabile.






