Se l’Iran non si piega, lo riporteremo all’età della pietra. Parole dure, pronunciate da Donald Trump, mentre la tensione tra Stati Uniti e Teheran raggiunge un livello mai visto. A poche settimane dall’operazione “Epic Fury”, in rampa di lancio, il presidente americano alza la posta, minacciando un’escalation militare che potrebbe cambiare le carte in tavola nel Medio Oriente. Dall’altra parte, l’Iran non resta a guardare: promette ritorsioni “devastanti” contro Usa e Israele. Nel mezzo, lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il petrolio globale, diventa il teatro di uno scontro che rischia di far esplodere una crisi ben più ampia.
Trump torna a minacciare l’Iran: le sue parole
Senza mezzi termini, Trump ha rilanciato la sua offensiva contro l’Iran, annunciando che gli obiettivi militari sono quasi raggiunti. “Stiamo per portare a termine la missione in Iran e lo faremo in fretta”, ha detto, aggiungendo che la diplomazia resta un’opzione, ma se non si arriverà a un accordo, gli impianti energetici iraniani saranno nel mirino. Lo stesso giorno, ha precisato che gli Stati Uniti non importano più petrolio dallo Stretto di Hormuz e ha sfidato i paesi importatori a “andare a prenderlo” direttamente, se vogliono. Trump ha ribadito che lo Stretto riaprirà “naturalmente” solo quando la situazione si sarà normalizzata, ma ha avvertito che un cessate il fuoco sarà possibile solo con l’area sgombra, altrimenti l’Iran sarà “ridotto in macerie”. L’operazione Epic Fury, partita un mese fa, ha già portato a “vittorie sul campo”, secondo il presidente, con molti leader iraniani eliminati e le forze aeree e navali iraniane indebolite. Tuttavia, dietro le parole dure si intravedono anche segnali di cautela e qualche apertura diplomatica.
Teheran non si tira indietro: minacce di attacchi “devastanti” e controllo dello Stretto
Da Teheran la risposta non si fa attendere: l’esercito iraniano promette attacchi “devastanti” contro Stati Uniti e Israele, in risposta alle minacce lanciate, soprattutto da Trump. La tensione è palpabile mentre il governo iraniano conferma la sua determinazione a mantenere il controllo sullo Stretto di Hormuz, un passaggio chiave per il commercio petrolifero mondiale. Per Teheran, questo snodo è cruciale nel suo ruolo di attore energetico globale. Gli attacchi minacciati dagli Stati Uniti mirano a ridimensionare questa forza, ma la Repubblica Islamica ribadisce la sua capacità di difesa e di ritorsione su vasta scala.
Un conflitto che scuote il mercato energetico e la diplomazia globale
Le dichiarazioni di Trump arrivano in un momento già segnato dall’instabilità in Medio Oriente e dall’incertezza sui prezzi dell’energia. Il rischio è che il conflitto faccia salire ancora il costo del petrolio, con effetti che si ripercuoteranno non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa e nelle economie emergenti. La gestione dello Stretto di Hormuz è diventata una questione di sicurezza internazionale: Londra ha convocato un vertice con oltre trenta paesi per garantire la libertà di navigazione. Sul fronte diplomatico, si cerca di evitare un’escalation fuori controllo, ma i segnali che arrivano da Washington e Teheran oscillano tra aperture al dialogo e minacce sempre più dirette. Nel frattempo, Trump ha definito “disastroso” il precedente accordo sul nucleare, rilanciando una linea dura che segna una netta cesura con le amministrazioni passate.






