Ieri, nel giorno del bilaterale tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu, da Teheran è arrivato un segnale netto: sul programma di missili balistici non ci sarà alcuna trattativa tra Iran e USA. Un messaggio diretto soprattutto al premier israeliano, che da tempo insiste, insieme al dossier nucleare, sulla necessità di limitare le capacità militari iraniane. L’incontro tra il presidente americano e il leader israeliano, il settimo dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, si è svolto interamente a porte chiuse e senza conferenza stampa finale, in un clima di massima riservatezza durato circa tre ore.
Trump insiste sul dialogo, ma cresce la pressione militare tra Iran e USA
Al termine del vertice, Trump ha riferito di aver “insistito” affinché i negoziati con l’Iran proseguano. “Non è stata presa alcuna decisione definitiva, se non che ho insistito perché i colloqui continuino per vedere se sia possibile raggiungere un accordo”, ha scritto sulla piattaforma Truth. “Finché sarà possibile, questa sarà la mia preferenza”.
Il presidente ha poi richiamato la precedente operazione militare americana contro siti nucleari iraniani, la missione “Midnight Hammer”, sottolineando che Teheran aveva rifiutato un’intesa prima di essere colpita. “Spero che questa volta siano più ragionevoli e responsabili”, ha aggiunto.
Possibile invio di un’altra portaerei americana nella regione
Intanto, secondo il Wall Street Journal, il Pentagono avrebbe ordinato a una seconda portaerei di prepararsi a un possibile dispiegamento in Medio Oriente. L’ordine definitivo non sarebbe ancora stato firmato da Trump, ma il segnale rafforza l’idea di una pressione crescente su Teheran, tra diplomazia e deterrenza militare.






