Teheran, 9 febbraio 2026 – La tensione tra Iran e Stati Uniti continua a crescere in un momento di grande instabilità regionale, segnato da scontri militari e negoziati diplomatici incerti. Le dichiarazioni delle autorità iraniane e le risposte internazionali riflettono un quadro complesso, con il rischio di un’escalation che potrebbe avere ripercussioni su tutto il Medio Oriente.
Iran pronto a diluire l’uranio in cambio della revoca delle sanzioni
Il capo dell’Agenzia nucleare iraniana, Mohammad Eslami, ha annunciato che Teheran sarebbe disposta a diluire il proprio uranio altamente arricchito qualora venisse revocata la totalità delle sanzioni internazionali. L’informazione, diffusa dall’agenzia semi-ufficiale Isna e ripresa dai media internazionali, rappresenta un segnale importante nel contesto dei negoziati in corso sul programma nucleare iraniano. Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sottolineato che tra Iran e Stati Uniti persiste un “grande muro di sfiducia”, frutto delle azioni militari e delle tensioni degli ultimi anni. Araghchi ha dichiarato di aver cercato un dialogo serio con Washington, ma ha evidenziato le difficoltà dovute alla mancanza di fiducia reciproca e alle condizioni poste dal regime.
In risposta, un portavoce della Commissione europea ha ribadito che è giunto il momento che l’Iran dimostri serietà e dia risposte concrete sul dossier nucleare, sottolineando l’importanza di una soluzione diplomatica per evitare ulteriori escalation militari nella regione.
Crescono le tensioni militari e l’appello di Khamenei alla resilienza
La situazione sul campo è tutt’altro che calma. Negli ultimi giorni, la guerra tra Israele e Iran si è intensificata con attacchi missilistici e raid aerei che hanno colpito diverse infrastrutture militari e civili, causando numerose vittime e feriti in entrambi i Paesi. Secondo fonti iraniane, gli attacchi israeliani hanno colpito anche un sito del Ministero degli Esteri a Teheran, mentre l’aeronautica israeliana ha distrutto siti di produzione missilistica nel cuore della capitale iraniana.
In questo clima di conflitto, la Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha rivolto un appello alla popolazione invitandola a mostrare “resilienza contro il nemico”. Nel suo discorso trasmesso dalla televisione di Stato, Khamenei ha sottolineato come la forza della nazione sia più legata alla volontà e alla resistenza del popolo che alla potenza militare. Ha invitato gli iraniani a partecipare alle manifestazioni dell’11 febbraio, in occasione del 47° anniversario della fondazione della Repubblica Islamica, ribadendo che la nazione deve “deludere il nemico” scoraggiandolo per evitare persecuzioni.
Parallelamente, il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Ejei, ha parlato di un tentativo da parte dei nemici esterni di sfruttare elementi interni per creare insicurezza. Ha annunciato misure giudiziarie contro chiunque giochi “sul terreno dei nemici”, facendo riferimento anche all’arresto di importanti figure del fronte riformista iraniano nelle ultime settimane.
Il contesto internazionale e le reazioni
La situazione ha attirato l’attenzione della comunità internazionale. L’Unione Europea ha convocato una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri per discutere la crisi e coordinare iniziative diplomatiche volte alla de-escalation. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ribadito l’impegno dell’Europa per una soluzione negoziata, sottolineando che l’Iran non potrà mai acquisire armi nucleari.
Gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, mantengono una posizione di fermezza ma non escludono la possibilità di un accordo nucleare, come indicato dallo stesso Trump, che ha definito “folle” l’idea che l’Iran non firmi un’intesa. Tuttavia, le sanzioni e le condizioni poste dagli Stati Uniti restano un punto di frizione.






