Il Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti si è riunito questa mattina per discutere della situazione in Iran, ma l’attuale presidente Donald Trump non ha partecipato all’incontro. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha spiegato che il presidente era a bordo dell’Air Force One diretto a Detroit. Nel frattempo, emergono nuovi dati sul bilancio delle vittime delle proteste in Iran, con stime che indicano un numero molto più alto rispetto alle precedenti valutazioni.
Nuove stime sul numero di morti in Iran
Secondo quanto riportato dal New York Times, citando fonti anonime all’interno del ministero della Salute iraniano, le vittime delle proteste nel Paese sarebbero circa 3.000, includendo centinaia di agenti di sicurezza fedeli al regime degli ayatollah. Un funzionario governativo ha inoltre riferito di aver visionato un rapporto interno che conferma almeno questo numero di morti, aggiungendo che il bilancio potrebbe ulteriormente aumentare. Le autorità iraniane hanno attribuito la responsabilità degli scontri a “terroristi” che avrebbero fomentato i disordini.
La reazione internazionale e il coinvolgimento italiano
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha espresso forte preoccupazione per la repressione violenta in corso in Iran, sottolineando che la sofferenza e le violazioni dei diritti umani non possono essere tollerate. Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano a Roma per un colloquio presso la Farnesina andato in scea alle 17:30 di oggi. Tajani ha ribadito che il dialogo con Teheran non significa accettare passivamente la violenza del regime contro i propri cittadini.
Questi sviluppi si inseriscono in un contesto di crescente tensione internazionale riguardo alle politiche iraniane, che includono anche il controverso programma nucleare del Paese. Le autorità iraniane continuano a negare responsabilità dirette nella violenza, mentre la comunità internazionale mantiene alta l’attenzione sulla situazione dei diritti umani e sulla stabilità regionale.






