Dopo giorni di blocco totale, in Iran è stata ripristinata la possibilità di effettuare telefonate internazionali, mentre permane il blackout di internet che dura ormai da oltre 108 ore. La situazione del Paese, scosso da proteste antigovernative di massa, resta estremamente tesa e sotto stretta censura.
Iran: ripristino delle telefonate internazionali, ma il blackout internet continua
Secondo quanto riportato da fonti internazionali e dall’osservatorio Netblocks, da venerdì scorso era impossibile effettuare chiamate verso l’estero dalla Repubblica Islamica. Solo nelle ultime ore le autorità hanno riattivato questo servizio per alcuni telefoni cellulari, permettendo un minimo di comunicazione con l’esterno. Tuttavia, il blocco di internet a livello nazionale imposto dall’8 gennaio prosegue senza interruzioni, limitando gravemente l’accesso alla rete e l’informazione indipendente.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato il blocco, affermando che il ripristino della connettività avverrà “in coordinamento con le autorità di sicurezza”. Intanto, l’Unione Europea e varie cancellerie occidentali hanno duramente condannato sia la censura digitale che la repressione delle manifestazioni.
Proteste continue e repressione feroce: oltre 600 morti secondo le ong
Le manifestazioni anti-regime, iniziate il 28 dicembre, hanno provocato un bilancio drammatico: l’agenzia degli attivisti per i diritti umani Hrana ha aggiornato a ieri sera il dato di 646 persone uccise, inclusi 9 minorenni e 133 membri delle forze dell’ordine. Altre 579 segnalazioni di decessi sono ancora in fase di verifica, complicate anche dal blackout di internet che ostacola il monitoraggio. Le proteste si sono propagate in 187 città iraniane, nonostante la repressione violenta messa in atto dalle forze di sicurezza.
Le autorità iraniane hanno inoltre imposto severi provvedimenti, minacciando la pena di morte per i manifestanti accusati di essere “nemici di Dio”. Intanto, la comunità internazionale mantiene alta l’attenzione sul Paese, con la Spagna che ha convocato l’ambasciatore iraniano per condannare la repressione e gli Stati Uniti che hanno invitato i propri cittadini a lasciare immediatamente l’Iran.






