20 febbraio 2026 – L’Iran sta definendo una bozza d’accordo da presentare entro due o tre giorni agli Stati Uniti, in un contesto di crescenti tensioni internazionali e di un ultimatum lanciato dall’amministrazione Trump. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato l’imminente consegna del testo, che sarà sottoposto all’approvazione dei vertici di Teheran prima di essere ufficialmente inviato a Washington.
La proposta dell’Iran
Araghchi ha precisato che la bozza non prevede la sospensione dell’arricchimento dell’uranio, smentendo le voci secondo cui gli Stati Uniti avrebbero richiesto un “arricchimento zero”. “Ciò di cui stiamo parlando è come garantire che il programma nucleare iraniano, compreso l’arricchimento, sia pacifico e rimanga pacifico per sempre”, ha dichiarato il capo della diplomazia iraniana. Questo rappresenta un tentativo di mediazione in un clima teso, mentre la Casa Bianca mantiene una posizione di pressione.
La risposta militare americana e lo schieramento nel Mediterraneo
Parallelamente, gli Stati Uniti stanno rafforzando la loro presenza militare nella regione mediorientale, con la portaerei USS Gerald R. Ford già schierata nel Mar Mediterraneo e pronta a posizionarsi a sud di Cipro a protezione di Israele. Nel Mar Arabico, vicino all’Oman, è presente la USS Abraham Lincoln con un gruppo d’attacco completo, tra cui caccia F-35 e missili Tomahawk. Si tratta di un dispiegamento senza precedenti dal 2003, anno dell’invasione dell’Iraq, e riflette la determinazione di Washington a mantenere una pressione militare significativa.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato di “prendere in considerazione” un attacco limitato contro l’Iran, mentre fonti del Wall Street Journal riferiscono che un eventuale rifiuto di negoziare da parte di Teheran potrebbe portare a un’azione militare su vasta scala, con l’obiettivo di rovesciare il regime iraniano.
In una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, la missione iraniana ha denunciato la retorica americana come un “rischio reale di aggressione militare”, sottolineando la delicatezza della situazione internazionale in corso.






