Proseguono i delicati colloqui tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare iraniano, con segnali di apertura ma anche di profonda diffidenza tra le parti. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che Teheran è pronta a fornire garanzie sull’uso esclusivamente pacifico dell’energia nucleare, ma ha sottolineato che manca ancora una piena fiducia nei confronti degli Stati Uniti, a causa di precedenti attacchi militari che hanno interrotto i negoziati in passato.
Iran, Araghchi: garanzie sul nucleare ma resta la sfiducia verso gli Usa
In un’intervista rilasciata a Russia Today e rilanciata dall’agenzia Irna, Abbas Araghchi ha affermato che l’Iran è disposto a garantire che il proprio programma nucleare non sarà destinato ad armi atomiche, chiedendo però che Washington riconosca il diritto di Teheran all’uso civile della tecnologia nucleare per la produzione di energia elettrica. “Queste garanzie sono realizzabili, ma solo se c’è buona volontà da entrambe le parti”, ha aggiunto il ministro. Araghchi ha inoltre ricordato il trauma causato dagli attacchi Usa contro siti nucleari iraniani avvenuti lo scorso anno, che avevano portato alla sospensione dei colloqui iniziati nell’aprile 2025: “Non abbiamo ancora piena fiducia negli americani, ma non esiste altra soluzione se non la via diplomatica”.
Nel frattempo, il capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, ha visitato il Qatar dopo un incontro in Oman, dove si sono svolti i primi round di trattative con la mediazione di Muscat. Larijani ha lasciato aperta la possibilità di estendere le discussioni ad altre tematiche oltre al nucleare, mentre le minacce militari degli Stati Uniti contro l’Iran restano sullo sfondo.
Pezeshkian: colloqui un passo avanti ma no al ricatto
A Teheran, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito i colloqui di venerdì scorso in Oman come un “passo avanti” verso la risoluzione pacifica delle controversie. Tuttavia, Pezeshkian ha ribadito con fermezza che l’Iran “non si piegherà all’ingiustizia e alla coercizione” e che il paese rispetta il diritto internazionale, ma non tollererà “il linguaggio della forza”. Nel suo intervento in occasione del 47° anniversario della Rivoluzione Islamica, Pezeshkian ha sottolineato che le questioni regionali devono essere risolte dai paesi del Medio Oriente senza interferenze esterne. Nel contesto della manifestazione, si sono registrati cori contro Stati Uniti e Israele e l’incendio delle loro bandiere.
Le tensioni rimangono elevate, alimentate anche dalle recenti proteste interne in Iran, duramente represse dal regime, e dalla condanna a sei anni di carcere della premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi per le sue attività di difesa dei diritti umani. Sul piano internazionale, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato a Washington gli inviati Usa per discutere della situazione, mentre il presidente israeliano Isaac Herzog si è detto speranzoso che il dialogo con il presidente americano Donald Trump possa contribuire a contrastare le minacce iraniane nella regione.
Il negoziato resta quindi un equilibrio fragile tra aperture diplomatiche e diffidenze, in un clima di alta tensione che coinvolge non solo le due superpotenze ma anche gli attori regionali e la società civile iraniana.






